Studio Biblico
Studio Biblico
Chi è lo Spirito Santo?
Quando e come riceviamo lo Spirito Santo?
Che cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo?
Come posso essere riempito/a di Spirito Santo?
Che cos’è il battesimo dello Spirito Santo?
I doni miracolosi dello Spirito sono per oggi?
Che cos’è il dono del parlare in lingue? Il dono delle lingue è per oggi? E la preghiera in lingue?
In che modo Dio distribuisce i doni spirituali? Dio mi darà il dono spirituale che chiedo?
Il credente dovrebbe sentire lo Spirito Santo?
Che cos’è il frutto dello Spirito Santo?
Che cosa significa rattristare o spegnere lo Spirito Santo?
Che cos’è il pregare in lingue? La preghiera in lingue è un linguaggio di preghiera tra il credente e Dio?
Qual è il ruolo dello Spirito Santo nelle nostre vite oggi?
Cadere nello Spirito è una cosa biblica?
Lo Spirito Santo andrà mai via dalla vita di un credente?
Parlare in lingue è evidenza di avere lo Spirito Santo?
Che cosa significa camminare nello Spirito?
Quali sono i nomi e i titoli dello Spirito Santo?
Lo Spirito Santo è ‘Lui,’ ‘Lei’ o ‘Esso,’ maschile, femminile o neutro?
Qual era il ruolo dello Spirito Santo nell’Antico Testamento?
Dovremmo adorare lo Spirito Santo?
Cos’è il sigillo dello Spirito Santo?
In che senso lo Spirito Santo è come un fuoco?
Esiste un elenco dei doni spirituali biblici?
Qual era lo scopo dei doni-segno biblici?
Cos’è la glossolalia?
Il movimento carismatico?
Il cessazionismo è biblico?
In cosa consiste il dono spirituale del discernere gli spiriti?
In cosa consiste il dono spirituale dell'incoraggiamento?
Lo Spirito Santo
Chi è lo Spirito Santo?
Esistono molte idee errate sull’identità dello Spirito Santo. Alcuni considerano lo Spirito Santo come una forza mistica. Altri intendono lo Spirito Santo come la potenza impersonale che Dio mette a disposizione dei seguaci di Cristo. Che cosa dice la Bibbia sull’identità dello Spirito Santo? Per semplificare, la Bibbia dice che lo Spirito Santo è Dio. La Bibbia ci dice anche che lo Spirito Santo è una Persona, un Essere con una mente, delle emozioni e una volontà.
Il fatto che lo Spirito Santo sia Dio si evince chiaramente da molte Scritture, inclusa Atti 5:3-4. In questi versetti, Pietro affronta Anania sul motivo per cui egli aveva mentito allo Spirito Santo e gli dice che non aveva “mentito agli uomini ma a Dio”. È una chiara dichiarazione che mentire allo Spirito Santo è mentire a Dio. Possiamo anche sapere che lo Spirito Santo è Dio perché Egli possiede gli attributi, le caratteristiche di Dio. Per esempio, il fatto che lo Spirito Santo sia onnipresente si vede in Salmi 139:7-8: “Dove potrei andarmene lontano dal tuo spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là”. Poi, in 1 Corinzi 2:10-11 vediamo nello Spirito Santo la caratteristica dell’onniscienza: “A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio”.
Possiamo sapere che lo Spirito Santo è davvero una Persona perché Egli possiede una mente, delle emozioni e una volontà. Lo Spirito Santo pensa e sa (1 Corinzi 2:10). Lo Spirito Santo può essere rattristato (Efesini 4:30). Lo Spirito intercede per noi (Romani 8:26-27). Lo Spirito Santo prende decisioni secondo la Sua volontà (1 Corinzi 12:7-11). Lo Spirito Santo è Dio, la terza “Persona” della Trinità. In quanto Dio, lo Spirito Santo può davvero fungere da Consolatore, così come promesso da Gesù (Giovanni 14:16, 26; 15:26).
Il fatto che lo Spirito Santo sia Dio si evince chiaramente da molte Scritture, inclusa Atti 5:3-4. In questi versetti, Pietro affronta Anania sul motivo per cui egli aveva mentito allo Spirito Santo e gli dice che non aveva “mentito agli uomini ma a Dio”. È una chiara dichiarazione che mentire allo Spirito Santo è mentire a Dio. Possiamo anche sapere che lo Spirito Santo è Dio perché Egli possiede gli attributi, le caratteristiche di Dio. Per esempio, il fatto che lo Spirito Santo sia onnipresente si vede in Salmi 139:7-8: “Dove potrei andarmene lontano dal tuo spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là”. Poi, in 1 Corinzi 2:10-11 vediamo nello Spirito Santo la caratteristica dell’onniscienza: “A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio”.
Possiamo sapere che lo Spirito Santo è davvero una Persona perché Egli possiede una mente, delle emozioni e una volontà. Lo Spirito Santo pensa e sa (1 Corinzi 2:10). Lo Spirito Santo può essere rattristato (Efesini 4:30). Lo Spirito intercede per noi (Romani 8:26-27). Lo Spirito Santo prende decisioni secondo la Sua volontà (1 Corinzi 12:7-11). Lo Spirito Santo è Dio, la terza “Persona” della Trinità. In quanto Dio, lo Spirito Santo può davvero fungere da Consolatore, così come promesso da Gesù (Giovanni 14:16, 26; 15:26).
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Quando e come riceviamo lo Spirito Santo?
L’apostolo Paolo insegnò chiaramente che riceviamo lo Spirito Santo nel momento in cui crediamo in Gesù Cristo come nostro Salvatore. In 1 Corinzi 12:13 è scritto: "Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito". Romani 8:9 ci dice che se una persona non possiede lo Spirito Santo non appartiene a Cristo: "Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui". Efesini 1:13-14 ci insegna che lo Spirito Santo è il sigillo della salvezza per tutti quelli che credono: "In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria".
Queste tre Scritture mettono in chiaro che lo Spirito Santo dev’essere ricevuto nel momento della salvezza. Paolo non avrebbe potuto dire che noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito e che tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito se non tutti i credenti corinzi avessero posseduto lo Spirito Santo. Romani 8:9 è ancora più forte. Se una persona non ha lo Spirito non appartiene a Cristo. Pertanto, il possesso dello Spirito è un fattore identificatore del possesso della salvezza. Inoltre, lo Spirito Santo non potrebbe essere il “sigillo della salvezza” (Efesini 1:13-14) se Egli non fosse ricevuto nel momento della salvezza. Molte Scritture dicono con abbondante chiarezza che la nostra salvezza è assicurata nel momento in cui riceviamo Cristo come Salvatore.
Questa discussione è controversa perché spesso vengono confusi i ministeri dello Spirito Santo. La ricezione o inabitazione dello Spirito si verifica nel momento della salvezza. Il riempimento dello Spirito è un processo continuo nella vita cristiana. Sebbene noi sosteniamo che il battesimo dello Spirito si verifica anche nel momento della salvezza, alcuni cristiani non lo condividono. Questo talvolta ha come conseguenza che il battesimo dello Spirito sia confuse con il fatto di “ricevere lo Spirito” come un atto successivo alla salvezza. In conclusione, come riceviamo lo Spirito Santo? Lo riceviamo semplicemente credendo in Gesù Cristo come nostro Salvatore (Giovanni 3:5-16). Quando riceviamo lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo diventa il nostro possesso permanente nel momento in cui crediamo.
Queste tre Scritture mettono in chiaro che lo Spirito Santo dev’essere ricevuto nel momento della salvezza. Paolo non avrebbe potuto dire che noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito e che tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito se non tutti i credenti corinzi avessero posseduto lo Spirito Santo. Romani 8:9 è ancora più forte. Se una persona non ha lo Spirito non appartiene a Cristo. Pertanto, il possesso dello Spirito è un fattore identificatore del possesso della salvezza. Inoltre, lo Spirito Santo non potrebbe essere il “sigillo della salvezza” (Efesini 1:13-14) se Egli non fosse ricevuto nel momento della salvezza. Molte Scritture dicono con abbondante chiarezza che la nostra salvezza è assicurata nel momento in cui riceviamo Cristo come Salvatore.
Questa discussione è controversa perché spesso vengono confusi i ministeri dello Spirito Santo. La ricezione o inabitazione dello Spirito si verifica nel momento della salvezza. Il riempimento dello Spirito è un processo continuo nella vita cristiana. Sebbene noi sosteniamo che il battesimo dello Spirito si verifica anche nel momento della salvezza, alcuni cristiani non lo condividono. Questo talvolta ha come conseguenza che il battesimo dello Spirito sia confuse con il fatto di “ricevere lo Spirito” come un atto successivo alla salvezza. In conclusione, come riceviamo lo Spirito Santo? Lo riceviamo semplicemente credendo in Gesù Cristo come nostro Salvatore (Giovanni 3:5-16). Quando riceviamo lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo diventa il nostro possesso permanente nel momento in cui crediamo.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Che cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo?
Nel Nuovo Testamento, il caso di "bestemmia contro lo Spirito" è menzionato in Marco 3:22-30 e in Matteo 12:22-32. Il termine bestemmia potrebbe essere definito in modo generale come una "insolente irriverenza". Il termine si applica a peccati come quello di maledire Dio o degradare volontariamente le cose relative a Dio. Ha anche a che fare con l’attribuzione di qualche male a Dio o nel negarGli qualche bene che dovremmo attribuirGli. Questo caso di bestemmia, però, è specifico ed è definito "LA bestemmia contro lo Spirito" in Matteo 12:31. In Matteo 12:31-32, i farisei, avendo avuto la prova inconfutabile che Gesù stava operando miracoli nella potenza dello Spirito Santo, affermavano invece che il Signore fosse posseduto dal demòne "Belzebù" (Matteo 12:24). Nota adesso che, in Marco 3:30, Gesù è molto specifico riguardo a cosa essi facevano esattamente per commettere "la bestemmia contro lo Spirito".
Questa bestemmia ha a che fare con qualcuno che accusa Gesù Cristo di essere posseduto dal demonio anziché essere pieno di Spirito. Ci sono altri due modi per bestemmiare contro lo Spirito Santo, ma questa era "LA" bestemmia imperdonabile. Ne risulta che, oggi, la bestemmia contro lo Spirito Santo non può essere ripetuta. Gesù Cristo non è sulla terra, ma seduto alla destra di Dio. Nessuno può testimoniare di vedere Gesù Cristo compiere un miracolo e attribuire, poi, quel potere a Satana anziché allo Spirito. Sebbene oggi non vi sia la bestemmia contro lo Spirito, dovremmo sempre ricordarci che esiste una condizione di vita imperdonabile: quella della continua incredulità. Non c’è alcun perdono per una persona che muoia nell’incredulità. Il continuo rifiuto degli incitamenti dello Spirito Santo ad affidarsi a Gesù Cristo è la bestemmia imperdonabile. Ricorda che cosa è affermato in Giovanni 3:16: "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna". L’unica condizione in cui qualcuno non potrebbe ricevere perdono è che questi non faccia parte di "chiunque crede in Lui".
Questa bestemmia ha a che fare con qualcuno che accusa Gesù Cristo di essere posseduto dal demonio anziché essere pieno di Spirito. Ci sono altri due modi per bestemmiare contro lo Spirito Santo, ma questa era "LA" bestemmia imperdonabile. Ne risulta che, oggi, la bestemmia contro lo Spirito Santo non può essere ripetuta. Gesù Cristo non è sulla terra, ma seduto alla destra di Dio. Nessuno può testimoniare di vedere Gesù Cristo compiere un miracolo e attribuire, poi, quel potere a Satana anziché allo Spirito. Sebbene oggi non vi sia la bestemmia contro lo Spirito, dovremmo sempre ricordarci che esiste una condizione di vita imperdonabile: quella della continua incredulità. Non c’è alcun perdono per una persona che muoia nell’incredulità. Il continuo rifiuto degli incitamenti dello Spirito Santo ad affidarsi a Gesù Cristo è la bestemmia imperdonabile. Ricorda che cosa è affermato in Giovanni 3:16: "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna". L’unica condizione in cui qualcuno non potrebbe ricevere perdono è che questi non faccia parte di "chiunque crede in Lui".
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Un versetto chiave che parla del riempimento dello Spirito Santo in questa epoca è Giovanni 14:16, in cui Gesù ha promesso che lo Spirito avrebbe dimorato nei credenti e che tale dimora sarebbe stata permanente. È importante distinguere la dimora e il riempimento dello Spirito. La dimora permanente dello Spirito non è per pochi credenti eletti, quanto piuttosto per tutti i credenti. Ci sono numerosi riferimenti nella Scrittura a sostegno di questa conclusione. Il primo è che lo Spirito Santo è un dono fatto a tutti i credenti in Gesù, senza eccezioni e senz’alcuna condizione posta a questo dono, se non la fede in Cristo (Giovanni 7:37-39). Il secondo è che lo Spirito Santo è donato alla salvezza. Efesini 1:13 indica che lo Spirito Santo è donato al momento della salvezza. Anche Galati 3:2 sottolinea questa stessa verità dicendo che il sigillo e la dimora dello Spirito hanno avuto luogo nel momento in cui si ha creduto. Terzo, lo Spirito Santo dimora permanentemente nei credenti. Lo Spirito Santo viene dato ai credenti come una caparra o una conferma della loro futura glorificazione in Cristo (2 Corinzi 1:22; Efesini 4:30).
Questo è in contraddizione con il comando di essere ripieni di Spirito che troviamo in Efesini 5:18. Noi dovremmo essere così completamente arresi allo Spirito Santo che Egli possa possederci completamente e, in questo senso, riempirci. Romani 8:9 ed Efesini 1:13-14 affermano che Egli dimora in ogni credente, ma che può essere rattristato (Efesini 4:30) e che la Sua attività dentro di noi può essere spenta (1 Tessalonicesi 5:19). Quando permettiamo che accada questo, non sperimentiamo la pienezza dell’opera e della potenza dello Spirito Santo in e attraverso di noi. Essere ripieni di Spirito implica la libertà per Lui di occupare ogni parte della nostra vita, di guidarci e di controllarci. Allora la Sua potenza potrà essere esercitata attraverso di noi in modo che ciò che facciamo porti frutto per Dio. Il riempimento dello Spirito non si applica solo agli atti esteriori, ma anche ai pensieri più reconditi e alle motivazioni delle nostre azioni. Salmi 19:14 dice: "Siano gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o Signore, mia Ròcca e mio redentore!"
Il peccato è ciò che ci separa dal riempimento dello Spirito, e l’ubbidienza a Dio è il modo in cui lo si mantiene. Anche se dovremmo ricercare di essere ripieni così come comanda Efesini 5:18, pregare per il riempimento dello Spirito non è ciò che serve. Solo la nostra ubbidienza ai comandi di Dio dà allo Spirito la libertà di operare dentro di noi. Poiché siamo creature peccatrici, è impossibile essere continuamente ripieni di Spirito. Dovremmo affrontare immediatamente il peccato nella nostra vita e rinnovare il nostro impegno ad essere ripieni di Spirito e guidati dallo Spirito.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Il battesimo dello Spirito Santo potrebbe essere definito come quell’opera mediante cui lo Spirito di Dio mette il credente in unione con Cristo e in unione con gli altri credenti nel Corpo di Cristo al momento della salvezza. 1 Corinzi 12:12-13 e Romani 6:1-4 sono dei passi fondamentali della Bibbia in cui troviamo questa dottrina. In 1 Corinzi 12:13 è scritto: "Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito". In Romani 6:1-4 leggiamo: "Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita". Benché Romani 6 non menzioni specificamente lo Spirito di Dio, descrive davvero la posizione dei credenti davanti a Dio, mentre 1 Corinzi 12 ci dice in che modo si verifica questo.
È necessario esaminare tre fatti per poter consolidare la nostra comprensione del battesimo dello Spirito. Primo, 1 Corinzi 12:13 afferma chiaramente che tutti sono stati battezzati così come sono stati tutti abbeverati (il riempimento dello Spirito). Secondo, mai nella Scrittura si esortano i credenti a essere battezzati con lo/nello/mediante lo Spirito, il che indica che tutti i credenti hanno sperimentato questo ministero. Da ultimo, Efesini 4:5 sembra far riferimento al battesimo dello Spirito. Se è così, il battesimo dello Spirito è la realtà di ogni credenti, così come lo sono “una sola fede” e “un solo Dio e Padre”.
È necessario esaminare tre fatti per poter consolidare la nostra comprensione del battesimo dello Spirito. Primo, 1 Corinzi 12:13 afferma chiaramente che tutti sono stati battezzati così come sono stati tutti abbeverati (il riempimento dello Spirito). Secondo, mai nella Scrittura si esortano i credenti a essere battezzati con lo/nello/mediante lo Spirito, il che indica che tutti i credenti hanno sperimentato questo ministero. Da ultimo, Efesini 4:5 sembra far riferimento al battesimo dello Spirito. Se è così, il battesimo dello Spirito è la realtà di ogni credenti, così come lo sono “una sola fede” e “un solo Dio e Padre”.
In conclusione, il battesimo dello Spirito Santo fa due cose: (1) ci unisce al Corpo di Cristo e (2) rende attuale la nostra crocifissione con Cristo. Stare nel Suo corpo significa che siamo risuscitati con Lui a novità di vita (Romani 6:4). Poi dovremmo esercitare i nostri doni spirituali per far sì che quel corpo continui a funzionare nel modo giusto, così come si afferma nel contesto di 1 Corinzi 12:13. Sperimentare l’unico battesimo dello Spirito funge da base per mantenere l’unità della chiesa, come nel contesto di Efesini 4:5. Essere associati a Cristo nella Sua morte, sepoltura e risurrezione attraverso il battesimo dello Spirito stabilisce la base per sperimentare la nostra separazione dal potere del peccato che abita in noi e il nostro cammino in novità di vita (Romani 6:1-10; Colossesi 2:12).
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Primo, è importante riconoscere che questa non è una domanda per sapere se Dio compia ancora oggi dei miracoli. Sarebbe stolto e antiscritturale affermare che Dio non guarisca le persone, che non parli alle persone e che oggi non compia segni e prodigi. La domanda è se i doni miracolosi dello Spirito, descritti anzitutto in 1 Corinzi 12-14, siano ancora attivi nella chiesa di oggi. Inoltre, questa non è una domanda se lo Spirito Santo "possa" dare a qualcuno un dono miracoloso. La domanda è se lo Spirito Santo dispensi "effettivamente" ancora oggi i doni miracolosi. Soprattutto, noi riconosciamo assolutamente che lo Spirito Santo è libero di dispensare i doni secondo la Sua volontà (1 Corinzi 12:7-11).
Nel libro degli Atti e nelle epistole, la stragrande maggioranza dei miracoli è compiuta dagli apostoli e dai loro stretti collaboratori. 2 Corinzi 12:12 ce ne dà il motivo: "Certo, i segni dell’apostolo sono stati compiuti tra di voi, in una pazienza a tutta prova, nei miracoli, nei prodigi e nelle opere potenti".
Nel libro degli Atti e nelle epistole, la stragrande maggioranza dei miracoli è compiuta dagli apostoli e dai loro stretti collaboratori. 2 Corinzi 12:12 ce ne dà il motivo: "Certo, i segni dell’apostolo sono stati compiuti tra di voi, in una pazienza a tutta prova, nei miracoli, nei prodigi e nelle opere potenti".
1 Corinzi 12-14 affronta anzitutto l’argomento dei doni dello Spirito. Sembra da quel testo che ai cristiani "ordinari" fossero dati talvolta i doni miracolosi (12:8-10; 28-30). Non ci viene detto quanto questo fosse comune. Da quanto abbiamo appreso precedentemente, che gli apostoli erano "contraddistinti" da segni e prodigi, sembrerebbe che se i doni miracolosi fossero dati ai cristiani "ordinari", questa fosse l’eccezione, non la regola. Al di fuori degli apostoli e dei loro stretti collaboratori, il Nuovo Testamento non descrive mai specificamente degli individui che esercitino i doni miracolosi dello Spirito.
È anche importante comprendere che la chiesa primitiva non aveva la Bibbia al completo come ce l’abbiamo noi oggi (2 Timoteo 3:16-17). Pertanto, i doni di profezia, conoscenza, sapienza, ecc., erano necessari affinché i cristiani primitivi sapessero ciò che Dio voleva che facessero. Il dono di profezia mise in grado i credenti di comunicare la nuova verità e la rivelazione da parte di Dio. Adesso che la rivelazione di Dio è completa nella Bibbia, i "doni di rivelazione" non sono più necessari, almeno non nello stesso senso in cui lo erano nel Nuovo Testamento.
Dio guarisce miracolosamente le persone tutti i giorni. Dio ci parla ancora oggi, sia con una voce udibile, sia nella nostra mente o tramite le impressioni e i sentimenti. Dio compie ancora miracoli, segni e prodigi sorprendenti, e talvolta li compie mediante un cristiano. Tuttavia, quelli che abbiamo appena descritti non sono necessariamente i doni miracolosi dello Spirito. Lo scopo principale dei doni miracolosi era di dimostrare che il Vangelo era autentico e che gli apostoli erano davvero i messaggeri di Dio. La Bibbia non dice espressamente che i doni miracolosi siano cessati, ma getta le fondamenta del motivo perché essi potrebbero essere non più necessari.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Il primo caso del parlare in lingue si verificò nel giorno di Pentecoste in Atti 2:1-4. Gli apostoli uscirono a condividere il Vangelo con le folle, parlando loro nelle loro stesse lingue: “li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue" (Atti 2:11). Il termine greco tradotto "lingue" significa letteralmente "linguaggi". Pertanto, il dono delle lingue consiste nel parlare in una lingua che non si conosce per ministrare a qualcuno che la parla. In 1 Corinzi 12-14, dove Paolo tratta i doni miracolosi, fa questo commento: “Dunque, fratelli, se io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi servirebbe se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento?" (1 Corinzi 14:6). Secondo l’apostolo Paolo, e in armonia con le lingue descritte in Atti, parlare in lingue è di gran valore per chi ascolta il messaggio di Dio nella propria lingua, ma è inutile per chiunque altro, a meno che non sia interpretato o tradotto.
Una persona con il dono dell’interpretazione del dono delle lingue (1 Corinzi 12:30) potrebbe comprendere che cosa sta dicendo chi parla in lingue, anche se non conoscesse la lingua che questi sta parlando. Chi interpreta le lingue potrebbe, quindi, comunicare il messaggio di chi parla in lingue a chiunque altro affinché tutti comprendano: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare” (1 Corinzi 14:13). La conclusione di Paolo rispetto alle lingue non interpretate è forte: “Ma nella chiesa preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua" (1 Corinzi 14:19).
Il dono delle lingue è per oggi? 1 Corinzi 13:8 parla della cessazione del dono delle lingue, sebbene la ricolleghi all’arrivo della "perfezione" di 1 Corinzi 13:10. Alcuni indicano una differenza di linguaggio quando si parla di "cessazione" della profezia e della conoscenza e delle lingue che "verranno abolite" come prova del fatto della loro cessazione prima dell’arrivo della "perfezione". Sebbene possibile, questo non si evince esplicitamente dal testo. Alcuni indicano passi come Isaia 28:11 e Gioele 2:28-29 come prove che il parlare in lingue era un segno dell’imminente giudizio di Dio. 1 Corinzi 14:22 descrive le lingue come un "segno […] per i non credenti". Secondo questa tesi, il dono delle lingue fu un avvertimento ai Giudei che Dio stava per giudicare Israele per aver rifiutato Gesù come Messia. Pertanto, quando Dio giudicò effettivamente Israele (con la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d.C.), il dono delle lingue non sarebbe più servito al suo specifico scopo. Benché questa tesi sia possibile, il fatto che lo scopo principale delle lingue sia stato raggiunto non ne esige necessariamente la cessazione. La Scrittura non afferma definitivamente che il dono del parlare in lingue sia cessato.
Una persona con il dono dell’interpretazione del dono delle lingue (1 Corinzi 12:30) potrebbe comprendere che cosa sta dicendo chi parla in lingue, anche se non conoscesse la lingua che questi sta parlando. Chi interpreta le lingue potrebbe, quindi, comunicare il messaggio di chi parla in lingue a chiunque altro affinché tutti comprendano: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare” (1 Corinzi 14:13). La conclusione di Paolo rispetto alle lingue non interpretate è forte: “Ma nella chiesa preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua" (1 Corinzi 14:19).
Il dono delle lingue è per oggi? 1 Corinzi 13:8 parla della cessazione del dono delle lingue, sebbene la ricolleghi all’arrivo della "perfezione" di 1 Corinzi 13:10. Alcuni indicano una differenza di linguaggio quando si parla di "cessazione" della profezia e della conoscenza e delle lingue che "verranno abolite" come prova del fatto della loro cessazione prima dell’arrivo della "perfezione". Sebbene possibile, questo non si evince esplicitamente dal testo. Alcuni indicano passi come Isaia 28:11 e Gioele 2:28-29 come prove che il parlare in lingue era un segno dell’imminente giudizio di Dio. 1 Corinzi 14:22 descrive le lingue come un "segno […] per i non credenti". Secondo questa tesi, il dono delle lingue fu un avvertimento ai Giudei che Dio stava per giudicare Israele per aver rifiutato Gesù come Messia. Pertanto, quando Dio giudicò effettivamente Israele (con la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d.C.), il dono delle lingue non sarebbe più servito al suo specifico scopo. Benché questa tesi sia possibile, il fatto che lo scopo principale delle lingue sia stato raggiunto non ne esige necessariamente la cessazione. La Scrittura non afferma definitivamente che il dono del parlare in lingue sia cessato.
Allo stesso tempo, se il dono del parlare in lingue fosse attivo nella chiesa di oggi, sarebbe esercitato in armonia con la Scrittura. Sarebbe un linguaggio reale e intelligibile (1 Corinzi 14:10). Avrebbe lo scopo di comunicare la Parola di Dio a una persona di un’altra lingua (Atti 2:6-12). Sarebbe in armonia col comando che Dio diede mediante l’apostolo Paolo: "Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al massimo a farlo, e l’uno dopo l’altro, e qualcuno interpreti. Se non vi è chi interpreti, tacciano nell’assemblea e parlino a sé stessi e a Dio" (1 Corinzi 14:27-28). Sarebbe anche in sottomissione a 1 Corinzi 14:33: “Perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace”.
È quantomai certo che Dio possa dare a una persona il dono del parlare in lingue per metterla in grado di comunicare con un’altra persona che parli una lingua diversa. Lo Spirito Santo è sovrano nella distribuzione dei doni spirituali (1 Corinzi 12:11). Immagina solo quanto potrebbero essere più produttivi i missionari se non dovessero andare a una scuola di lingue e fossero istantaneamente capaci di parlare alle persone nella loro lingua. Tuttavia, sembra che Dio non stia facendo così. Oggi sembra che le lingue non si verifichino nella forma in cui si verificarono nel Nuovo Testamento, nonostante il fatto che ciò sarebbe immensamente utile. La stragrande maggioranza di credenti che affermano di praticare il dono del parlare in lingue non lo fanno in armonia con le Scritture summenzionate. Questi fatti portano alla conclusione che il dono delle lingue sia cessato o che, almeno, si verifichi di rado nel piano di Dio per la chiesa di oggi.
Quanti credono nel dono delle lingue come un “linguaggio di preghiera” per l’edificazione personale ricavano la loro convinzione da 1 Corinzi 14:4 e/o 14:28: “Chi parla in altra lingua edifica sé stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa”. Lungo tutto il cap. 14, Paolo mette in enfasi l’importanza che le lingue vengano interpretate (tradotte), come in 14:5-12. Quello che Paolo sta dicendo al versetto 4 è questo: “Se parlate in lingue senza interpretazione, non state facendo altro che edificare voi stessi, facendovi apparire più spirituali degli altri. Se parlate in lingue e queste vengono interpretate, edificate tutti”. Il Nuovo Testamento non fornisce mai istruzioni specifiche sul "pregare in lingue".
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Romani 12:3-8 e 1 Corinzi capitolo 12 rendono chiaro il fatto che ogni Cristiano riceve un dono spirituale in base alla volontà del Signore. I doni spirituali sono dati per l’edificazione del corpo di Cristo (1 Corinzi 12:7; 14:12). La tempistica esatta relativa a quando questi doni vengono dati non viene menzionata in modo specifico. La maggior parte delle persone prendono per scontato che i doni spirituali vengono dati al tempo della nascita spirituale (al momento della salvezza). Tuttavia ci sono anche alcuni versetti che indicano che Dio da dei doni spirituali anche in seguito al momento della salvezza. Sia in 1 Timoteo 4:14 che in 2 Timoteo 1:6 ci sono chiari riferimenti al fatto che Timoteo ha ricevuto un dono al momento della sua ordinazione “tramite la profezia”. Ciò probabilmente significa che uno degli anziani ha parlato al momento della sua ordinazione di un dono che Timoteo avrebbe avuto per svolgere il suo futuro ministero.
Ci viene anche detto in 1 Corinzi 12:28-31 e in 1 Corinzi 14:12-13 che è Dio (non noi) che sceglie i doni. Questi brani indicano inoltre che non tutti avranno un dono particolare. Paolo dice ai credenti di Corinto che, se desiderano i doni spirituali, devono desiderare quelli che edificano di più, come ad esempio la profezia (enunciare la parola di Dio per l’edificazione degli altri). Perché Paolo gli avrebbe detto di desiderare ardentemente i doni “maggiori” se avevano già ricevuto tutti i doni disponibili e non c’era la possibilità di ricevere questi doni maggiori? Possiamo pensare che, come Salomone cercò e ottenne la saggezza da Dio per essere un re migliore del popolo di Dio, così Dio ci accorderà i doni di cui abbiamo bisogno per portare un beneficio maggiore alla Sua chiesa. Avendo detto questo, bisogna dire che questi doni sono distribuiti secondo la volontà di Dio, non la nostra. Se tutti i credenti a Corinto avessero desiderato ardentemente un dono particolare, come la profezia, Dio non lo avrebbe concesso a tutti solo perché lo desideravano fortemente.
Se lo avesse fatto, chi avrebbe svolto le altre funzioni nel corpo di Cristo?Ci viene anche detto in 1 Corinzi 12:28-31 e in 1 Corinzi 14:12-13 che è Dio (non noi) che sceglie i doni. Questi brani indicano inoltre che non tutti avranno un dono particolare. Paolo dice ai credenti di Corinto che, se desiderano i doni spirituali, devono desiderare quelli che edificano di più, come ad esempio la profezia (enunciare la parola di Dio per l’edificazione degli altri). Perché Paolo gli avrebbe detto di desiderare ardentemente i doni “maggiori” se avevano già ricevuto tutti i doni disponibili e non c’era la possibilità di ricevere questi doni maggiori? Possiamo pensare che, come Salomone cercò e ottenne la saggezza da Dio per essere un re migliore del popolo di Dio, così Dio ci accorderà i doni di cui abbiamo bisogno per portare un beneficio maggiore alla Sua chiesa. Avendo detto questo, bisogna dire che questi doni sono distribuiti secondo la volontà di Dio, non la nostra. Se tutti i credenti a Corinto avessero desiderato ardentemente un dono particolare, come la profezia, Dio non lo avrebbe concesso a tutti solo perché lo desideravano fortemente.
Una cosa è molto chiara: il comandamento di Dio corrisponde al potenziamento di Dio. Se Dio ci comanda di fare qualcosa (come testimoniare, amare chi non è amabile, discepolare le nazioni, etc.), Egli ci darà il potere e la capacità di farlo. Alcuni non avranno doni di evangelisti come altri, ma Dio comanda a tutti i Cristiani di testimoniare e discepolare (Matteo 28:18-20; Atti 1:8). Siamo tutti chiamati ad evangelizzare, a prescindere dal fatto se abbiamo o meno il dono di evangelista. Un Cristiano che vuole imparare la Parola e che vuole sviluppare le sue capacità di insegnamento, potrà diventare un insegnante migliore del Cristiano che ha il dono spirituale di insegnamento ma lo trascura.
I doni spirituali ci vengono dati quando riceviamo Cristo, o vengono coltivati attraverso il nostro cammino con Dio? Entrambe. Normalmente i doni spirituali vengono dati al momento della salvezza, ma poi devono essere coltivati attraverso la crescita spirituale. Un desiderio del cuore può essere seguito e sviluppato tramite il proprio dono spirituale? E’ possibile cercare determinati doni spirituali? 1 Corinzi 12:31 sembra indicare questa possibilità: “Voi, però, desiderate ardentemente i doni maggiori!”. Si possono cercare doni spirituali da Dio ed essere zelanti per quei dono e cercare di svilupparli. Allo stesso tempo, se non è la volontà di Dio, non puoi ricevere un determinato dono spirituale anche se lo cerchi ardentemente. Dio è infinitamente saggio e conosce attraverso quali doni sarai produttivo nel migliore dei modi nel Suo regno.
Non importa quanti doni abbiamo ricevuto, siamo tutti chiamati a sviluppare le aree menzionate nella lista dei doni spirituali: l’ospitalità, il mostrare atti di misericordia, il servizio degli altri, l’evangelizzazione, etc. Se noi cerchiamo di servire Dio nell’amore con lo scopo di edificare altri per la Sua gloria, Egli porterà gloria al Suo nome, farà crescere la Sua chiesa, e ci premierà (1 Corinzi 3:5-8; 12:31-14:1). Dio promette che se prendiamo il nostro diletto in Lui, Egli ci donerà ciò che il nostro cuore desidera (Salmi 37:4-5). Ciò certamente include l’equipaggiamento per servirlo in un modo che ci dona scopo nella vita e soddisfazione.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Se da un lato alcuni ministeri dello Spirito Santo possono suscitare sentimenti, come la convinzione di peccato, il conforto e il potenziamento, la Scrittura non ci istruisce a basare il nostro rapporto con lo Spirito Santo su come ci sentiamo. Ogni credente nato di nuovo ha la presenza dello Spirito Santo in sé. Gesù ci ha detto che quando il Consolatore sarebbe venuto, sarebbe rimasto con noi ed in noi: “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:16,17). In altre parole, Gesù sta mandando un altro come Sé stesso per essere con noi e in noi.
Noi sappiamo che lo Spirito Santo è con noi perché la Parola di Dio ci dice che è così. Ogni credente nato di nuovo ha la presenza dello Spirito Santo, ma non ogni credente vive sempre controllato dallo Spirito Santo, e la differenza è notevole. Quando agiamo nella carne, non siamo più sotto il controllo dello Spirito Santo anche se Lui continua a vivere in noi. L’apostolo Paolo commenta questa verità, e usa un’illustrazione per aiutarci a capire: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito” (Efesini 5:18).
Noi sappiamo che lo Spirito Santo è con noi perché la Parola di Dio ci dice che è così. Ogni credente nato di nuovo ha la presenza dello Spirito Santo, ma non ogni credente vive sempre controllato dallo Spirito Santo, e la differenza è notevole. Quando agiamo nella carne, non siamo più sotto il controllo dello Spirito Santo anche se Lui continua a vivere in noi. L’apostolo Paolo commenta questa verità, e usa un’illustrazione per aiutarci a capire: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito” (Efesini 5:18).
Molte persone leggono questo versetto e lo interpretano per dire che l’apostolo Paolo sta parlando contro il vino. Ma in effetti il contesto di questo brano è il cammino ed il combattimento del credente pieno di Spirito Santo. Quindi, c’è qualcos’altro qui che va oltre un avvertimento contro il bere troppo vino.
Quando le persone sono ubriache con troppo vino, manifestano determinate caratteristiche: perdono il coordinamento, il loro linguaggio si confonde e il loro senso di giudizio è compromesso. L’apostolo Paolo fa un confronto. Così come determinate caratteristiche identificano una persona controllata da troppo vino, così ci sono determinate caratteristiche che identificano una persona controllata dallo Spirito Santo. In Galati 5:22-24 vengono elencate come il frutto dello Spirito. Questo è il frutto dello Spirito Santo, ed è evidenziato nella vita del credente nato di nuovo che è sotto il Suo controllo.
Il tempo del verbo in Efesini 5:18 dimostra che “essere riempiti” dallo Spirito Santo è un processo continuo. Dato che questa è un’esortazione, ne consegue che è anche possibile non essere riempiti o controllati dallo Spirito.
Quando le persone sono ubriache con troppo vino, manifestano determinate caratteristiche: perdono il coordinamento, il loro linguaggio si confonde e il loro senso di giudizio è compromesso. L’apostolo Paolo fa un confronto. Così come determinate caratteristiche identificano una persona controllata da troppo vino, così ci sono determinate caratteristiche che identificano una persona controllata dallo Spirito Santo. In Galati 5:22-24 vengono elencate come il frutto dello Spirito. Questo è il frutto dello Spirito Santo, ed è evidenziato nella vita del credente nato di nuovo che è sotto il Suo controllo.
Il tempo del verbo in Efesini 5:18 dimostra che “essere riempiti” dallo Spirito Santo è un processo continuo. Dato che questa è un’esortazione, ne consegue che è anche possibile non essere riempiti o controllati dallo Spirito.
Non siamo riempiti dallo Spirito perché sentiamo di esserlo, ma perché questo è il privilegio e il possedimento del Cristiano. Essere riempiti o controllati dallo Spirito è il risultato di un cammino in obbedienza al Signore. Questo è un dono di grazia e non un sentimento emotivo. Le emozioni possono ingannarci e lo faranno, e possiamo anche produrre artificiosamente degli stati emotivi che provengono puramente dalla carne e non dallo Spirito Santo. “Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne… Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito” (Galati 5:16, 25).
Avendo detto questo, non possiamo negare che ci sono delle volte nelle quali siamo sopraffatti dalla presenza e dalla potenza dello Spirito, e ciò può essere anche un’esperienza emotiva. Quando ciò accade, è una gioia imparagonabile. Il re Davide, “danzò con tutte le sue forze” (2 Samuele 6:14) quando portarono l’Arca del Patto a Gerusalemme. Sentire la gioia dello Spirito ci fa capire che, come figli di Dio, siamo benedetti dalla Sua grazia. Quindi, si, assolutamente, i ministeri dello Spirito Santo possono anche coinvolgere i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Ma allo stesso tempo, non dobbiamo fondare sui nostri sentimenti la nostra sicurezza intorno alla presenza dello Spirito Santo in noi.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Galati 5:22,23 ci dice: “Il frutto dello Spirito, invece, è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza”. Il frutto dello Spirito Santo è il risultato della presenza dello Spirito Santo nella vita di un Cristiano. La Bibbia afferma che si riceve lo Spirito Santo al momento in cui si crede in Gesù Cristo (Romani 8:9; 1 Corinzi 12:13; Efesini 1:13-14). Uno degli scopi principali della venuta dello Spirito Santo nella vita dei Cristiani è di cambiare la loro vita. Il compito dello Spirito Santo è di conformarci all’immagine di Cristo e di renderci più simili a Lui.
Il frutto dello Spirito Santo è in diretto contrasto con gli atti derivanti dalla natura peccaminosa descritta in Galati 5:19-21: “Or le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie, e altre simili cose; circa le quali io vi prevengo, come anche v'ho già prevenuti, che quelli che fanno tali cose non erederanno il regno di Dio”. Questo brano descrive, in misura diversa, gli attributi di coloro che non conoscono Cristo e che non sono sotto l’influenza dello Spirito Santo. La nostra natura peccaminosa produce determinati tipi di frutto che riflettono la nostra natura, e lo Spirito Santo produce altri tipi di frutto che riflettono la Sua natura.
La vita Cristiana è una battaglia della natura peccaminosa contro la nuova natura che viene data da Cristo (2 Corinzi 5:17). Come esseri umani caduti, siamo ancora intrappolati in un corpo che desidera cose peccaminose (Romani 7:14.25). Come Cristiani, abbiamo lo Spirito Santo che produce il Suo frutto in noi e abbiamo a nostra disposizione la potenza dello Spirito Santo per aiutarci a conquistare la nostra natura peccaminosa (2 Corinzi 5:17; Filippesi 4:13). Un Cristiano non sarà mai completamente vittorioso nell’evidenziare perfettamente il frutto dello Spirito. Uno degli scopi principali dalla vita Cristiana è di permettere progressivamente allo Spirito Santo di produrre sempre più del Suo frutto nelle nostre vite – e di permettere allo Spirito Santo anche di conquistare i desideri peccaminosi a Lui opposti. Il frutto dello Spirito è ciò che Dio vuole vedere nelle nostre vite e, con l’aiuto dello Spirito Santo, è possibile!
Il frutto dello Spirito Santo è in diretto contrasto con gli atti derivanti dalla natura peccaminosa descritta in Galati 5:19-21: “Or le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie, e altre simili cose; circa le quali io vi prevengo, come anche v'ho già prevenuti, che quelli che fanno tali cose non erederanno il regno di Dio”. Questo brano descrive, in misura diversa, gli attributi di coloro che non conoscono Cristo e che non sono sotto l’influenza dello Spirito Santo. La nostra natura peccaminosa produce determinati tipi di frutto che riflettono la nostra natura, e lo Spirito Santo produce altri tipi di frutto che riflettono la Sua natura.
La vita Cristiana è una battaglia della natura peccaminosa contro la nuova natura che viene data da Cristo (2 Corinzi 5:17). Come esseri umani caduti, siamo ancora intrappolati in un corpo che desidera cose peccaminose (Romani 7:14.25). Come Cristiani, abbiamo lo Spirito Santo che produce il Suo frutto in noi e abbiamo a nostra disposizione la potenza dello Spirito Santo per aiutarci a conquistare la nostra natura peccaminosa (2 Corinzi 5:17; Filippesi 4:13). Un Cristiano non sarà mai completamente vittorioso nell’evidenziare perfettamente il frutto dello Spirito. Uno degli scopi principali dalla vita Cristiana è di permettere progressivamente allo Spirito Santo di produrre sempre più del Suo frutto nelle nostre vite – e di permettere allo Spirito Santo anche di conquistare i desideri peccaminosi a Lui opposti. Il frutto dello Spirito è ciò che Dio vuole vedere nelle nostre vite e, con l’aiuto dello Spirito Santo, è possibile!
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Quando il termine “spegnere” viene usato nella Scrittura, l’idea è di estinguere un fuoco. Quando i credenti indossano lo scudo della fede, come parte della loro armatura di Dio (Efesini 6:16), stanno estinguendo il potere dei dardi infuocati di Satana. Cristo descrisse l’inferno come un posto dove il fuoco non si sarebbe mai “spento” (Marco 9:44, 46, 48). Similmente, lo Spirito Santo è un fuoco che dimora in ogni credente e che si vuole esprimere nelle nostre azioni e nei nostri atteggiamenti. Quando, come credenti, non permettiamo che lo Spirito Santo sia visibile nelle nostre azioni, quando facciamo le cose che sappiamo essere sbagliate, allora sopprimiamo o spegniamo lo Spirito. Non permettiamo allo Spirito di rivelarsi nel modo che Lui vorrebbe.
Per capire che cosa significa rattristare lo Spirito, dobbiamo innanzi tutto capire che l’espressione è un’indicazione del fatto che lo Spirito possiede una personalità. Solo una persona può essere rattristata; quindi lo Spirito deve essere una persona divina per poter avere questa emozioni. Una volta che capiamo ciò, possiamo capire meglio il modo in cui Lui è rattristato, principalmente perché lo siamo anche noi. Efesini 4:30 ci dice di non rattristare lo Spirito. Noi rattristiamo lo Spirito vivendo come pagani (4:17-19), mentendo (4:25), adirandoci (4:26-27), rubando (4:28), bestemmiando (4:29), essendo amareggiati (4:31), non perdonando (4:32) ed essendo sessualmente immorali (5:3-5). Rattristare lo Spirito significa agire in un modo peccaminoso, sia solo con il pensiero e sia con il pensiero e con gli atti.
Per capire che cosa significa rattristare lo Spirito, dobbiamo innanzi tutto capire che l’espressione è un’indicazione del fatto che lo Spirito possiede una personalità. Solo una persona può essere rattristata; quindi lo Spirito deve essere una persona divina per poter avere questa emozioni. Una volta che capiamo ciò, possiamo capire meglio il modo in cui Lui è rattristato, principalmente perché lo siamo anche noi. Efesini 4:30 ci dice di non rattristare lo Spirito. Noi rattristiamo lo Spirito vivendo come pagani (4:17-19), mentendo (4:25), adirandoci (4:26-27), rubando (4:28), bestemmiando (4:29), essendo amareggiati (4:31), non perdonando (4:32) ed essendo sessualmente immorali (5:3-5). Rattristare lo Spirito significa agire in un modo peccaminoso, sia solo con il pensiero e sia con il pensiero e con gli atti.
Spegnere e contristare lo Spirito sono azioni che hanno effetti simili. Entrambe sono di ostacolo ad una vita giusta. Entrambe si verificano quando un credente pecca contro Dio e segue i propri desideri mondani. L’unica strada corretta da seguire è la strada che porta il credente più vicino a Dio e alla purezza, e più lontano dal mondo e dal peccato. Così come a nessuno di noi piace essere rattristato, e così come cerchiamo di non soffocare le cose buone, così non dovremmo rattristare o spegnere lo Spirito Santo rifiutando di seguirLo.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Ci sono quattro brano principali della Scrittura che vengono citati come evidenza del parlare in lingue: Romani 8:26; 1 Corinzi 14:4-17; Efesini 6:18 e Giuda versetto 20. Efesini 6:18 e Giuda 20 menzionano la “preghiera nello Spirito” ma, l’uso delle lingue in preghiera non è un’interpretazione plausibile del “pregare nello Spirito”.
Romani 8:26 ci insegna che: “Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili”. Ci sono due punti chiave che rendono improbabile il riferimento di Romani 8:26 al parlare in lingue come linguaggio di preghiera. In primo luogo, Romani 8:26 afferma che è lo Spirito che “sospira”, non i credenti. Secondo, Romani 8:26 afferma che i “sospiri” dello Spirito sono “ineffabili”. L’essenza stessa del parlare in lingue è invece di proferire parole.
Ciò lascia il testo di 1 Corinzi 14:4-17 ed in particolare il versetto 14: “Poiché, se prego in altra lingua, prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa.” 1 Corinzi 14:14 fa una chiara menzione del “pregare in altra lingua”.
Romani 8:26 ci insegna che: “Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili”. Ci sono due punti chiave che rendono improbabile il riferimento di Romani 8:26 al parlare in lingue come linguaggio di preghiera. In primo luogo, Romani 8:26 afferma che è lo Spirito che “sospira”, non i credenti. Secondo, Romani 8:26 afferma che i “sospiri” dello Spirito sono “ineffabili”. L’essenza stessa del parlare in lingue è invece di proferire parole.
Ciò lascia il testo di 1 Corinzi 14:4-17 ed in particolare il versetto 14: “Poiché, se prego in altra lingua, prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa.” 1 Corinzi 14:14 fa una chiara menzione del “pregare in altra lingua”.
Che cosa significa? In primo luogo, lo studio del contesto è di grande aiuto. Il capitolo 14 di 1 Corinzi è fondamentalmente un paragone/contrasto tra il dono del parlare in lingue ed il dono della profezia. I versetti 2-5 rendono chiaro che Paolo ritiene che il dono della profezia sia superiore a quello delle lingue. Allo stesso tempo, Paolo rimarca il valore delle lingue e dichiara di essere felice lui stesso di parlare in lingue più di chiunque altro (versetto 18).
Atti capitolo 2 descrive la prima ricorrenza del dono delle lingue. Il giorno della Pentecoste gli apostoli parlarono in lingue. Atti 2 chiarisce che gli apostoli parlavano un linguaggio umano (Atti 2:6-8). La parola tradotta “lingue”, sia in Atti 2 che in 1 Corinzi 14, è il termine che significa “linguaggio”. Parlare in lingue è la capacità di parlare una lingua che non si conosce, per comunicare il vangelo ad una persona che parla quella lingua. Nel contesto multiculturale di Corinto, sembra che il dono delle lingue fosse particolarmente utile e presente. Come risultato del dono delle lingue, i credenti di Corinto riuscivano a comunicare meglio il vangelo e la Parola di Dio. Tuttavia, Paolo rese molto chiaro che, anche in questo utilizzo delle lingue, esse dovevano essere interpretate o “tradotte” (1 Corinzi 14:13, 27). Quando un credente di Corinto parlava in lingue per proclamare la verità di Dio a qualcuno che parlava in un'altra lingua, quel credente stesso, oppure un altro credente nella chiesa, doveva interpretare ciò che era stato detto in modo che tutta l’assemblea potesse capire quanto era stato detto.
Che cos’è dunque il pregare in lingue, e in che modo è diverso dal parlare in lingue? 1 Corinzi 14:13-17 indica che anche la preghiera in lingue va interpretata. Apparentemente il pregare in lingue consisteva nell’offrire una preghiera a Dio. Questa preghiera era un ministero verso l’uditore che parlava quella lingua particolare, ma doveva anche essere interpretata per poter edificare l’intero corpo.
Questa interpretazione non concorda con coloro che considerano la preghiera in lingue come un linguaggio di preghiera. Questa veduta alternativa si può riassumere come segue: pregare in lingue è un linguaggio di preghiera personale tra un credente e Dio (1 Corinzi 13:1) che viene usata dal credente per edificare sé stesso (1 Corinzi 14:4). Questa interpretazione non è biblica per i seguenti motivi: 1) Com’è possibile che il pregare in lingue sia un linguaggio privato di preghiera se viene detto che deve essere interpretato (1 Corinzi 14:13-17)? 2) In che modo la preghiera in lingue può essere solo per l’edificazione personale quando la Scrittura dice che i doni spirituali esistono per l’edificazione della chiesa e non dell’individuo (1 Corinzi 12:7)? 3) Come può il parlare in lingue essere un linguaggio privato di preghiera se il dono delle lingue deve essere un “segno per gli increduli” (1 Corinzi 14:22)? 4) Nella Bibbia è chiaro che non tutti hanno il dono delle lingue (1 Corinzi 12:11, 28-30). In che modo le lingue sarebbero un dono di edificazione di sé stessi se non tutti i credenti posseggono questo dono? Non abbiamo tutti bisogno di essere edificati?
Alcuni affermano che la preghiera in lingue è un “linguaggio segreto in codice” che previene Satana e i suoi demoni dal capire le nostre preghiere e dall’ottenere qualche vantaggio su di noi.
Questa interpretazione non è biblica per i seguenti motivi: 1) Il Nuovo Testamento descrive sempre le lingue come un linguaggio umano e non è probabile che Satana e i suoi demoni non comprendano linguaggi umani. 2) La Bibbia racconta di molti casi dove credenti pregavano nella propria lingua a voce alta, senza alcuna preoccupazione di essere intercettati da Satana. Anche se Satana e/o i suoi demoni dovessero sentire e comprendere le preghiere che facciamo, essi non hanno alcun potere di far si che Dio non ci senta o non ci risponda secondo la Sua volontà. Noi sappiamo che Dio ascolta le nostre preghiere, e quindi non fa alcuna differenza se Satana e i suoi demoni ascoltano e comprendono le nostre preghiere o meno.Atti capitolo 2 descrive la prima ricorrenza del dono delle lingue. Il giorno della Pentecoste gli apostoli parlarono in lingue. Atti 2 chiarisce che gli apostoli parlavano un linguaggio umano (Atti 2:6-8). La parola tradotta “lingue”, sia in Atti 2 che in 1 Corinzi 14, è il termine che significa “linguaggio”. Parlare in lingue è la capacità di parlare una lingua che non si conosce, per comunicare il vangelo ad una persona che parla quella lingua. Nel contesto multiculturale di Corinto, sembra che il dono delle lingue fosse particolarmente utile e presente. Come risultato del dono delle lingue, i credenti di Corinto riuscivano a comunicare meglio il vangelo e la Parola di Dio. Tuttavia, Paolo rese molto chiaro che, anche in questo utilizzo delle lingue, esse dovevano essere interpretate o “tradotte” (1 Corinzi 14:13, 27). Quando un credente di Corinto parlava in lingue per proclamare la verità di Dio a qualcuno che parlava in un'altra lingua, quel credente stesso, oppure un altro credente nella chiesa, doveva interpretare ciò che era stato detto in modo che tutta l’assemblea potesse capire quanto era stato detto.
Che cos’è dunque il pregare in lingue, e in che modo è diverso dal parlare in lingue? 1 Corinzi 14:13-17 indica che anche la preghiera in lingue va interpretata. Apparentemente il pregare in lingue consisteva nell’offrire una preghiera a Dio. Questa preghiera era un ministero verso l’uditore che parlava quella lingua particolare, ma doveva anche essere interpretata per poter edificare l’intero corpo.
Questa interpretazione non concorda con coloro che considerano la preghiera in lingue come un linguaggio di preghiera. Questa veduta alternativa si può riassumere come segue: pregare in lingue è un linguaggio di preghiera personale tra un credente e Dio (1 Corinzi 13:1) che viene usata dal credente per edificare sé stesso (1 Corinzi 14:4). Questa interpretazione non è biblica per i seguenti motivi: 1) Com’è possibile che il pregare in lingue sia un linguaggio privato di preghiera se viene detto che deve essere interpretato (1 Corinzi 14:13-17)? 2) In che modo la preghiera in lingue può essere solo per l’edificazione personale quando la Scrittura dice che i doni spirituali esistono per l’edificazione della chiesa e non dell’individuo (1 Corinzi 12:7)? 3) Come può il parlare in lingue essere un linguaggio privato di preghiera se il dono delle lingue deve essere un “segno per gli increduli” (1 Corinzi 14:22)? 4) Nella Bibbia è chiaro che non tutti hanno il dono delle lingue (1 Corinzi 12:11, 28-30). In che modo le lingue sarebbero un dono di edificazione di sé stessi se non tutti i credenti posseggono questo dono? Non abbiamo tutti bisogno di essere edificati?
Alcuni affermano che la preghiera in lingue è un “linguaggio segreto in codice” che previene Satana e i suoi demoni dal capire le nostre preghiere e dall’ottenere qualche vantaggio su di noi.
Cosa dire dunque di tutti quei Cristiani che hanno sperimentato la preghiera in lingue e che ne sono stati personalmente edificati? In primo luogo, dobbiamo basare la nostra fede e la nostra pratica sulla Scrittura, e non sull’esperienza. Dobbiamo vedere le nostre esperienze alla luce della Scrittura, e non interpretare la Scrittura alla luce delle nostre esperienze. In secondo luogo, anche molte sette e altre religioni nel mondo riportano di esperienze legate al parlare e al pregare in lingue ed è chiaro che non è lo Spirito Santo a dare i suoi doni a queste persone incredule. Quindi sembra che anche i demoni siano in grado di produrre delle false repliche del parlare in lingue. Ciò dovrebbe indurci a paragonare con ancor maggior attenzione le nostre esperienze con ciò che troviamo nella Scrittura. Terzo, alcuni studi hanno dimostrato che il parlare/pregare in lingue può essere un comportamento acquisito. Guardando e osservando altre persone che parlano in lingue, una persona può imparare la procedura anche in modo inconscio. Questa è la spiegazione più plausibile per tutti quei casi di Cristiani che parlano/pregano in altre lingue. Quarto, la sensazione di “auto-edificazione” è naturale. Il corpo umano produce adrenalina ed endorfine quando sperimenta cose nuove, entusiasmanti, cariche di emozioni e/o non connesse al pensiero razionale.
Pregare in lingue è certamente una questione sulla quale i Cristiani possono essere d’accordo, con spirito di rispetto e di amore reciproco, di non essere d’accordo. Pregare in lingue non determina la nostra salvezza. Pregare in lingue non è una questione che separa Cristiani maturi da quelli immaturi. Il fatto che ci sia o meno la preghiera in lingue come linguaggio privato di preghiera, non è una questione fondamentale della fede Cristiana. Quindi, se da un lato crediamo che l’interpretazione biblica del pregare in lingue non conduce all’idea di un linguaggio privato di preghiera, siamo anche convinti che molti di coloro che praticano la preghiera in lingue in questo modo sono nostri fratelli e sorelle in Cristo e che sono degne di amore e di rispetto.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Di tutti i doni che Dio ha fatto all’umanità, nessuno è maggiore della presenza dello Spirito Santo. Lo Spirito ha molte funzioni, ruoli e attività. In primo luogo, Egli opera nei cuori di tutte le persone ovunque. Gesù disse ai discepoli che avrebbe mandato lo Spirito nel mondo per “convincere il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Giovanni 16:7-11). Tutti hanno una “qualche consapevolezza di Dio”, che lo ammettano o meno. Lo Spirito applica le verità di Dio alle menti degli uomini per convincerli attraverso ragionamenti giusti e sufficienti che essi sono peccatori. Rispondere a questo convincimento porta gli uomini alla salvezza.
Una volta che siamo salvati e che apparteniamo a Dio, lo Spirito risiede nei nostri cuori per sempre, sigillandoci con una promessa di conferma, di certifica e di certezza sul nostro stato eterno come Suoi figli. Gesù disse che avrebbe mandato lo Spirito per essere il nostro Aiutante, Consolatore e Guida. “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre” (Giovanni 14:16). La parola tradotta qui “consolatore” significa “colui che è chiamato a stare vicino” e ha l’’idea di qualcuno che incoraggia ed esorta. Lo Spirito Santo risiede permanentemente nei cuori dei credenti (Romani 8:9; 1 Corinzi 6:19-20; 12:13). Gesù ha dato lo Spirito come “compensazione” per la Sua assenza, per assolvere delle funzioni nei nostri confronti che Gesù non avrebbe mai assolto se fosse rimasto personalmente presente.
Una di queste funzioni è di Colui che rivela la verità. La presenza dello Spirito in noi ci aiuta a capire e ad interpretare la Parola di Dio. Gesù disse ai discepoli che “quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità” (Giovanni 16:13). Egli rivela alle nostre menti l’intero consiglio di Dio riguardante l’adorazione, la dottrina e la vita Cristiana. Egli è la guida perfetta che va avanti a noi, che ci guida, che rimuove gli ostacoli, che alimenta la comprensione e che rende tutte le cose chiare e evidenti. Egli ci guida sul sentiero di tutte le cose spirituali. Senza questa guida, cadremmo spesso in errore. Un parte cruciale della verità che Lui rivela è che Gesù è veramente chi diceva di essere (Giovanni 15:26; 1 Corinzi 12:3). Lo Spirito ci convince della divinità di Cristo, della Sua incarnazione, del Suo essere il Messia, della Sua sofferenza e della Sua morte, della Sua risurrezione e ascensione, della Sua esaltazione alla destra di Dio, e del Suo ruolo come giudice di tutti. Egli da la gloria a Cristo in ogni cosa (Giovanni 16:14).
Una volta che siamo salvati e che apparteniamo a Dio, lo Spirito risiede nei nostri cuori per sempre, sigillandoci con una promessa di conferma, di certifica e di certezza sul nostro stato eterno come Suoi figli. Gesù disse che avrebbe mandato lo Spirito per essere il nostro Aiutante, Consolatore e Guida. “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre” (Giovanni 14:16). La parola tradotta qui “consolatore” significa “colui che è chiamato a stare vicino” e ha l’’idea di qualcuno che incoraggia ed esorta. Lo Spirito Santo risiede permanentemente nei cuori dei credenti (Romani 8:9; 1 Corinzi 6:19-20; 12:13). Gesù ha dato lo Spirito come “compensazione” per la Sua assenza, per assolvere delle funzioni nei nostri confronti che Gesù non avrebbe mai assolto se fosse rimasto personalmente presente.
Una di queste funzioni è di Colui che rivela la verità. La presenza dello Spirito in noi ci aiuta a capire e ad interpretare la Parola di Dio. Gesù disse ai discepoli che “quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità” (Giovanni 16:13). Egli rivela alle nostre menti l’intero consiglio di Dio riguardante l’adorazione, la dottrina e la vita Cristiana. Egli è la guida perfetta che va avanti a noi, che ci guida, che rimuove gli ostacoli, che alimenta la comprensione e che rende tutte le cose chiare e evidenti. Egli ci guida sul sentiero di tutte le cose spirituali. Senza questa guida, cadremmo spesso in errore. Un parte cruciale della verità che Lui rivela è che Gesù è veramente chi diceva di essere (Giovanni 15:26; 1 Corinzi 12:3). Lo Spirito ci convince della divinità di Cristo, della Sua incarnazione, del Suo essere il Messia, della Sua sofferenza e della Sua morte, della Sua risurrezione e ascensione, della Sua esaltazione alla destra di Dio, e del Suo ruolo come giudice di tutti. Egli da la gloria a Cristo in ogni cosa (Giovanni 16:14).
Un altro ruolo dello Spirito Santo è di Colui che da dei doni. 1 Corinzi 12 descrive i doni spirituali che i credenti ricevono per svolgere le varie funzioni del corpo di Cristo in terra. Tutti questi doni, grandi e piccoli, sono dati dallo Spirito in modo da poter essere Suoi ambasciatori al mondo, che mostrano la Sua grazia e Lo glorificano.
Lo Spirito agisce anche come Colui che produce frutto nelle nostre vite. Quando Egli dimora in noi, inizia il lavoro di raccolta del Suo frutto nelle nostre vite – l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la mansuetudine e l’autocontrollo (Galati 5:22-23). Queste non sono le opere della nostra carne, che non è capace di produrre questi frutti, ma sono prodotti dalla presenza dello Spirito nelle nostre vite.
Sapere che lo Spirito Santo di Dio viene a vivere nelle nostre vite, che svolge queste funzioni miracolose, che abita con noi per sempre e che non ci lascerà e non ci abbandonerà mai, è motivo di grande gioia e conforto. Grazie a Dio per questo prezioso dono – lo Spirito Santo e la Sua opera nelle nostre vite!
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Cadere nello Spirito è una cosa biblica?
Di solito il “cadere nello Spirito” avviene quando un ministro impone le mani su qualcuno e quella persona cade a terra, in quanto si suppone sopraffatto dal potere dello Spirito Santo. Coloro che praticano il cadere nello Spirito usano brani della Bibbia che parlano di persone che diventano “come morte” (Apocalisse 1:17) o che cadono con la faccia per terra (Ezechiele 1:28; Daniele 8:17;18, 10:7-9). Tuttavia, ci sono vari contrasti tra il cadere con la faccia per terra riportato nella Bibbia e la pratica di cadere nello Spirito.
1. Il cadere descritto dalla Bibbia è la reazione della persona nel vedere una visione o un avvenimento che esula dall’ordinario, come la trasfigurazione di Cristo (Matteo 17:6). Nella pratica non biblica del cadere nello Spirito, la persona reagisce al tocco di un’altra persona o al movimento del braccio del predicatore.
2. Gli episodi biblici di questo tipo sono molto rari, e avvenivano in modo eccezionale nelle vite di poche persone. Il fenomeno di cadere nello Spirito invece prevede continue cadute e l’esperienza si estende a molte persone.
3. Negli episodi biblici, le persone cadono con la faccia per terra con stupore davanti a ciò che hanno visto o davanti alla persona che gli è apparsa. Nella falsa imitazione del cadere nello Spirito le persone cadono all’indietro, o sotto l’impulso dato dal movimento del braccio del predicatore o come risultato del tocco di una delle guide della chiesa (o in alcuni casi di una spinta).1. Il cadere descritto dalla Bibbia è la reazione della persona nel vedere una visione o un avvenimento che esula dall’ordinario, come la trasfigurazione di Cristo (Matteo 17:6). Nella pratica non biblica del cadere nello Spirito, la persona reagisce al tocco di un’altra persona o al movimento del braccio del predicatore.
2. Gli episodi biblici di questo tipo sono molto rari, e avvenivano in modo eccezionale nelle vite di poche persone. Il fenomeno di cadere nello Spirito invece prevede continue cadute e l’esperienza si estende a molte persone.
Non stiamo dicendo che tutti i casi di cadere nello Spirito sono false imitazioni o reazioni a qualcuno che ci tocca o ci spinge. Molte persone testimoniano di aver sperimentato un’energia o una forza che li fa cadere all’indietro. Tuttavia, non troviamo alcuna base biblica per questo concetto. Indubbiamente, è possibile che ci sia qualche energia o forza all’opera, ma se anche fosse non è probabile che venga da Dio né che sia il risultato dell’opera dello Spirito Santo.
Malauguratamente le persone cercano queste false imitazioni che non producono frutto spirituale, piuttosto che cercare i frutti pratici che lo Spirito ci da per lo scopo di glorificare Cristo con le nostre vite (Galati 5:22-23). Essere pieni dello Spirito non si evidenza in questi modi falsi, ma attraverso una vita che trabocca della Parola di Dio in modo tale da riversarsi nella lode, nel ringraziamento e nell’obbedienza a Dio.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Lo Spirito Santo andrà mai via dalla vita di un credente?
In breve la risposta è no, lo Spirito Santo non andrà mai via dalla vita di un vero credente. Ciò viene ribadito in vari brani del Nuovo Testamento. Per esempio, in Romani 8:9 afferma: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui”. Il brano dice chiaramente che se una persona non ha in sé la presenza dello Spirito Santo, non è salvata. Quindi se lo Spirito Santo dovesse lasciare un credente, quella persona perderebbe il rapporto salvifico con Cristo. Ma ciò è in contrasto con quanto la Bibbia insegna sulla certezza della salvezza eterna dei Cristiani. Un altro brano che parla della permanenza della presenza dello Spirito Santo nella vita dei credenti è Giovanni 14:16. Qui Gesù afferma che il Padre darà un altro Consolatore che “starà con voi per sempre”.
Il fatto che lo Spirito Santo non lascerà mai un credente è insegnato anche in Efesini 1:13-14 dove dice che i credenti sono “sigillati” con lo Spirito Santo “il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria”. L’immagine di essere sigillati con lo Spirito è un’immagine di appartenenza e di possessione. Dio ha promesso la vita eterna a tutti coloro che credono in Cristo e, a garanzia del fatto che manterrà la Sua promessa, Egli ha mandato lo Spirito Santo che dimorerà nella vita del credente fino al giorno della redenzione. In modo analogo a quando depositiamo una caparra per una macchina o una casa, Dio ha dato a tutti i credenti una caparra sul loro rapporto futuro con Lui mandando lo Spirito Santo a vivere in loro. Il fatto che tutti i credenti sono sigillati con lo Spirito è riportato anche in 2 Corinzi 1:22 e Efesini 4:30.
Prima della morte, risurrezione e ascensione in cielo di Gesù, lo Spirito Santo “andava e veniva” nelle vite delle persone. Lo Spirito Santo dimorò nella vita del re Saul, ma poi lo lasciò (1 Samuele 16:14) e venne invece su Davide (1 Samuele 16:13). Dopo il suo adulterio con Bat-Sceba, Davide temette che lo Spirito Santo gli sarebbe stato tolto (Salmo 51:11). Lo Spirito Santo riempì Besaleel per renderlo capace a produrre tutto ciò che serviva per il tabernacolo (Esodo 31:2-5), ma non viene detto che questa relazione era permanente. Tutto ciò cambiò dopo l’ascensione di Gesù in Cielo. Iniziando con il giorno della Pentecoste, lo Spirito Santo iniziò a dimorare permanentemente nella vita dei credenti (Atti 2). Questa dimora permanente dello Spirito Santo è l’adempimento della promessa di Dio di stare sempre con noi e di non abbandonarci mai.
Se però è vero che lo Spirito Santo non lascerà mai la vita di un credente, è possibile che il nostro peccato “spenga lo Spirito” (1 Tessalonicesi 5:19), o che “rattristiamo lo Spirito” (Efesini 4:30). Il peccato ha sempre delle conseguenze sul nostro rapporto con Dio. Mentre la nostra relazione con Dio è sicura in Cristo, il peccato non confessato nella nostra vita può ostacolare la comunione con Dio e spegnere l’opera dello Spirito Santo nelle nostre vite. Ecco perché è molto importante confessare i nostri peccati, perché Dio “ è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). Se quindi lo Spirito Santo non ci lascerà mai, possiamo invece perdere i benefici e la gioia della Sua presenza in noi.
Il fatto che lo Spirito Santo non lascerà mai un credente è insegnato anche in Efesini 1:13-14 dove dice che i credenti sono “sigillati” con lo Spirito Santo “il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria”. L’immagine di essere sigillati con lo Spirito è un’immagine di appartenenza e di possessione. Dio ha promesso la vita eterna a tutti coloro che credono in Cristo e, a garanzia del fatto che manterrà la Sua promessa, Egli ha mandato lo Spirito Santo che dimorerà nella vita del credente fino al giorno della redenzione. In modo analogo a quando depositiamo una caparra per una macchina o una casa, Dio ha dato a tutti i credenti una caparra sul loro rapporto futuro con Lui mandando lo Spirito Santo a vivere in loro. Il fatto che tutti i credenti sono sigillati con lo Spirito è riportato anche in 2 Corinzi 1:22 e Efesini 4:30.
Prima della morte, risurrezione e ascensione in cielo di Gesù, lo Spirito Santo “andava e veniva” nelle vite delle persone. Lo Spirito Santo dimorò nella vita del re Saul, ma poi lo lasciò (1 Samuele 16:14) e venne invece su Davide (1 Samuele 16:13). Dopo il suo adulterio con Bat-Sceba, Davide temette che lo Spirito Santo gli sarebbe stato tolto (Salmo 51:11). Lo Spirito Santo riempì Besaleel per renderlo capace a produrre tutto ciò che serviva per il tabernacolo (Esodo 31:2-5), ma non viene detto che questa relazione era permanente. Tutto ciò cambiò dopo l’ascensione di Gesù in Cielo. Iniziando con il giorno della Pentecoste, lo Spirito Santo iniziò a dimorare permanentemente nella vita dei credenti (Atti 2). Questa dimora permanente dello Spirito Santo è l’adempimento della promessa di Dio di stare sempre con noi e di non abbandonarci mai.
Se però è vero che lo Spirito Santo non lascerà mai la vita di un credente, è possibile che il nostro peccato “spenga lo Spirito” (1 Tessalonicesi 5:19), o che “rattristiamo lo Spirito” (Efesini 4:30). Il peccato ha sempre delle conseguenze sul nostro rapporto con Dio. Mentre la nostra relazione con Dio è sicura in Cristo, il peccato non confessato nella nostra vita può ostacolare la comunione con Dio e spegnere l’opera dello Spirito Santo nelle nostre vite. Ecco perché è molto importante confessare i nostri peccati, perché Dio “ è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). Se quindi lo Spirito Santo non ci lascerà mai, possiamo invece perdere i benefici e la gioia della Sua presenza in noi.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Parlare in lingue è evidenza di avere lo Spirito Santo?
Ci sono tre episodi nel libro degli Atti dove il parlare in lingue è accompagnato alla ricezione dello Spirito Santo – Atti 2:4, 10:44-46 e 19:6. Tuttavia, queste tre istanze sono gli unici episodi nella Bibbia dove il parlare in lingue è presentata come l’evidenza della ricezione dello Spirito Santo. In tutto il libro degli Atti, migliaia di persone hanno creduto in Gesù è non viene detto nulla a proposito del parlare in lingue (Atti 2:41; 8:5-25; 16:31-34; 21:20). Non c’è nessun luogo nel Nuovo Testamento dove si insegna che il parlare in lingue sia l’unica evidenza che una persona abbia ricevuto lo Spirito Santo. Infatti, il Nuovo Testamento insegna il contrario. Ci viene detto che ogni credente ha lo Spirito Santo (Romani 8:9; 1 Corinzi 12:13; Efesini 1:13-14), ma che non ogni credente parla in lingue (1 Corinzi 12:29-31).
Perché allora il parlare in lingue è dato come l’evidenza del ricevere lo Spirito Santo nei tre brani in Atti? In Atti 2 troviamo gli apostoli che vengono battezzati nello Spirito Santo e potenziati da Lui per proclamare il vangelo. Gli apostoli furono resi capaci di parlare in altri linguaggi (lingue) in modo da poter condividere il vangelo con i non Giudei presenti. Pietro e gli altri Cristiani primitivi, essendo Giudei, non avrebbero accettato i Gentili (non Giudei) nella chiesa facilmente. E così Dio ha dato ai Gentili la capacità di parlare in lingue per dimostrare che anch’essi avevano ricevuto lo stesso Spirito Santo che avevano ricevuto gli apostoli (Atti 10:47; 11:17).
Atti 10:44-47 descrive questa lezione: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo scese su tutti quelli che ascoltavano la Parola. E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che il dono dello Spirito Santo fosse dato anche agli stranieri, perché li udivano parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: ‘C'è forse qualcuno che possa negare l'acqua e impedire che siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?’” Pietro in seguito fa riferimento a questo episodio come la dimostrazione del fatto che Dio voleva veramente salvare i Gentili (Atti 15:7-11).
Il parlare in lingue non viene mai presentato come un evento che ogni Cristiano dovrebbe attendere dopo aver ricevuto Gesù Cristo come proprio Salvatore ed essere stati battezzati con lo Spirito Santo. Infatti, di tutte le narrative riguardanti la conversione nel Nuovo Testamento, solo due menzionano il parlare in lingue in quel contesto. Le lingue erano un dono miracoloso che aveva uno scopo specifico in un momento specifico. Non erano, e non sono mai state, l’unica evidenza dell’aver ricevuto lo Spirito Santo.
Perché allora il parlare in lingue è dato come l’evidenza del ricevere lo Spirito Santo nei tre brani in Atti? In Atti 2 troviamo gli apostoli che vengono battezzati nello Spirito Santo e potenziati da Lui per proclamare il vangelo. Gli apostoli furono resi capaci di parlare in altri linguaggi (lingue) in modo da poter condividere il vangelo con i non Giudei presenti. Pietro e gli altri Cristiani primitivi, essendo Giudei, non avrebbero accettato i Gentili (non Giudei) nella chiesa facilmente. E così Dio ha dato ai Gentili la capacità di parlare in lingue per dimostrare che anch’essi avevano ricevuto lo stesso Spirito Santo che avevano ricevuto gli apostoli (Atti 10:47; 11:17).
Atti 10:44-47 descrive questa lezione: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo scese su tutti quelli che ascoltavano la Parola. E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che il dono dello Spirito Santo fosse dato anche agli stranieri, perché li udivano parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: ‘C'è forse qualcuno che possa negare l'acqua e impedire che siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?’” Pietro in seguito fa riferimento a questo episodio come la dimostrazione del fatto che Dio voleva veramente salvare i Gentili (Atti 15:7-11).
Il parlare in lingue non viene mai presentato come un evento che ogni Cristiano dovrebbe attendere dopo aver ricevuto Gesù Cristo come proprio Salvatore ed essere stati battezzati con lo Spirito Santo. Infatti, di tutte le narrative riguardanti la conversione nel Nuovo Testamento, solo due menzionano il parlare in lingue in quel contesto. Le lingue erano un dono miracoloso che aveva uno scopo specifico in un momento specifico. Non erano, e non sono mai state, l’unica evidenza dell’aver ricevuto lo Spirito Santo.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Che cosa significa camminare(essere ripieni) nello Spirito?
Ogni credente ha lo Spirito di Cristo, la speranza di gloria (Colossesi 1:27). Coloro che camminano nello Spirito evidenziano una santità quotidiana e continua. Ciò si verifica quando scegliamo consapevolmente di affidarci per fede alla guida dello Spirito Santo nei nostri pensieri, nelle nostre parole e nelle nostre azioni (Romani 6:11-14). Il credente che non si affida alla guida dello Spirito Santo non vive all’altezza degli standard insiti nella salvezza (Giovanni 3:3; Efesini 4:1; Filippesi 1:27). Possiamo sapere che stiamo camminando nello Spirito se le nostre vite dimostrano il frutto dello Spirito che è l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la bontà, la benevolenza, la fedeltà, la gentilezza e l’auto-controllo (Galati 5:22,23). Essere ripieni (camminare) dello Spirito significa permettere che la parola di Cristo (la Bibbia) dimori in noi pienamente (Colossesi 3:16).
Il risultato è la riconoscenza, il canto e la gioia (Efesini 5:18-20; Colossesi 3:16). I figli di Dio saranno guidati dallo Spirito di Dio (Romani 8:14). Quando un Cristiano sceglie di non camminare nello Spirito, e quindi pecca e Lo rattrista, è possibile riparare attraverso la confessione del male fatto (Efesini 4:30; 1 Giovanni 1:9). “Camminare nello Spirito” significa seguire la guida dello Spirito. Significa fondamentalmente “camminare con” lo Spirito, permettendo a Lui di guidare i nostri passi e di conformare la nostra mente. Riassumendo, come abbiamo ricevuto Cristo per fede, così Egli ci chiede di camminare per fede in Lui, fino a quando verremo portati in cielo per sentire dal Maestro “Ben fatto!” (Colossesi 2:5; Matteo 25:23).
Il risultato è la riconoscenza, il canto e la gioia (Efesini 5:18-20; Colossesi 3:16). I figli di Dio saranno guidati dallo Spirito di Dio (Romani 8:14). Quando un Cristiano sceglie di non camminare nello Spirito, e quindi pecca e Lo rattrista, è possibile riparare attraverso la confessione del male fatto (Efesini 4:30; 1 Giovanni 1:9). “Camminare nello Spirito” significa seguire la guida dello Spirito. Significa fondamentalmente “camminare con” lo Spirito, permettendo a Lui di guidare i nostri passi e di conformare la nostra mente. Riassumendo, come abbiamo ricevuto Cristo per fede, così Egli ci chiede di camminare per fede in Lui, fino a quando verremo portati in cielo per sentire dal Maestro “Ben fatto!” (Colossesi 2:5; Matteo 25:23).
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Quali sono i nomi e i titoli dello Spirito Santo?
Lo Spirito Santo è conosciuto con molti nomi e titoli, la maggior parte dei quali denota una qualche funzione o aspetto del Suo ministero.
Ecco alcuni dei nomi e delle definizioni usate nella Bibbia per lo Spirito Santo:
Autore della Scrittura: (2 Pietro 1:21; 2 Timoteo 3:16) La Bibbia è ispirata, letteralmente “espirata-da-Dio,” dallo Spirito Santo, la terza Persona della Trinità. Lo Spirito ha spinto gli autori di tutti i 66 libri a registrare esattamente quello che Egli ha ispirato nei loro cuori e nelle loro menti. Come una barca si muove sull’acqua grazie al vento e alle sue vele, così gli scrittori biblici furono condotti dall’impulso dello Spirito.
Consolatore / Consigliere / Difensore: (Isaia 11:2; Giovanni 14:16; 15:26; 16:7) Tutte e tre le parole sono traduzioni del greco parakletos, termine dal quale proviene “Paraclito,” un altro nome per lo Spirito. Quando Gesù andò in Cielo, i Suoi discepoli erano fortemente angosciati perché avevano perso la Sua presenza consolatrice, ma Egli promise di mandare lo Spirito per consolare e guidare coloro che appartengono a Cristo. Lo Spirito, inoltre, "testimonia" ai nostri spiriti che apparteniamo a Lui e dunque ci rassicura riguardo alla salvezza.(parakletos: questa forma della parola è senza alcun dubbio passiva e significa esattamente "una persona chiamata ad affiancarsi ad un'altra". La parola include una connotazione secondaria, riguardo lo scopo dell'affiancarsi ad un'altra persona: consigliare o sostenere chi ne ha di bisogno. Questo Consigliere, o Paracleto, è Dio lo Spirito Santo, la terza Persona della Trinità che è stata "chiamata al nostro fianco." Egli è un Essere personale, e dimora in ogni credente.)
Autore della Scrittura: (2 Pietro 1:21; 2 Timoteo 3:16) La Bibbia è ispirata, letteralmente “espirata-da-Dio,” dallo Spirito Santo, la terza Persona della Trinità. Lo Spirito ha spinto gli autori di tutti i 66 libri a registrare esattamente quello che Egli ha ispirato nei loro cuori e nelle loro menti. Come una barca si muove sull’acqua grazie al vento e alle sue vele, così gli scrittori biblici furono condotti dall’impulso dello Spirito.
Consolatore / Consigliere / Difensore: (Isaia 11:2; Giovanni 14:16; 15:26; 16:7) Tutte e tre le parole sono traduzioni del greco parakletos, termine dal quale proviene “Paraclito,” un altro nome per lo Spirito. Quando Gesù andò in Cielo, i Suoi discepoli erano fortemente angosciati perché avevano perso la Sua presenza consolatrice, ma Egli promise di mandare lo Spirito per consolare e guidare coloro che appartengono a Cristo. Lo Spirito, inoltre, "testimonia" ai nostri spiriti che apparteniamo a Lui e dunque ci rassicura riguardo alla salvezza.(parakletos: questa forma della parola è senza alcun dubbio passiva e significa esattamente "una persona chiamata ad affiancarsi ad un'altra". La parola include una connotazione secondaria, riguardo lo scopo dell'affiancarsi ad un'altra persona: consigliare o sostenere chi ne ha di bisogno. Questo Consigliere, o Paracleto, è Dio lo Spirito Santo, la terza Persona della Trinità che è stata "chiamata al nostro fianco." Egli è un Essere personale, e dimora in ogni credente.)
Convincitore di Peccato: (Giovanni 16:7-11) Lo Spirito applica le verità di Dio alle stesse menti degli uomini, in modo da convincerli con argomentazioni giuste e sufficienti che loro sono peccatori. Lo fa attraverso il convincimento nei nostri cuori che non siamo degni di apparire davanti a un Dio santo, che abbiamo bisogno della Sua giustizia, e che il giudizio è certo e un giorno verrà eseguito su tutti gli uomini. Coloro i quali negano queste verità si ribellano al convincimento dello Spirito.
Deposito / Sigillo / Caparra: (2 Corinzi 1:22; 5:5; Efesini 1:13-14) Lo Spirito Santo è il sigillo di Dio su coloro che sono Suoi, la Sua rivendicazione della nostra appartenenza a Lui. Il dono dello Spirito ai credenti è un anticipo della nostra eredità celeste, che Cristo ci ha promesso e ha assicurato per noi sulla croce. E proprio perché lo Spirito ci ha suggellati, siamo sicuri della nostra salvezza. Nessuno può spezzare il sigillo di Dio.
Guida: (Giovanni 16:13) Così come lo Spirito ha guidato gli autori della Scrittura a documentare la verità, allo stesso modo Egli promette di guidare i credenti a conoscere e a comprendere tale verità. La verità di Dio è “follia” per il mondo, perché è “giudicata spiritualmente” (1 Corinzi 2:14). Coloro i quali appartengono a Cristo hanno lo Spirito che dimora in loro il Quale li guida attraverso tutto ciò che devono sapere in merito alle questioni spirituali.
Coloro i quali non appartengono a Cristo non hanno un "interprete" che li guidi a conoscere la Parola di Dio.
Residente nei Credenti: (Romani 8:9-11; Efesini 2:21-22; 1 Corinzi 6:19) Lo Spirito Santo risiede nei cuori dei figli di Dio, e questa residenza è la caratteristica distintiva di una persona rigenerata. All’interno dei credenti Egli li dirige, li guida, li consola, li influenza e inoltre produce in loro il frutto dello Spirito (Galati 5:22-23). Egli fornisce la connessione intima tra Dio e i Suoi figli. Lo Spirito risiede nei cuori di tutti i veri credenti in Cristo.
Intercessore: (Romani 8:26) Uno degli aspetti più incoraggianti e consolatori dello Spirito Santo è il Suo ministero di intercessione per conto di coloro in cui dimora. Poiché spesso non sappiamo come pregare o cosa dire quando ci avviciniamo a Dio, lo Spirito intercede e prega per noi. Egli interpreta i nostri "lamenti" cosicché quando siamo oppressi e sopraffatti dalle prove e dalle preoccupazioni della vita, Egli viene con noi a darci assistenza e ci sostiene davanti al trono della grazia.
Rivelatore / Spirito di Verità: (Giovanni 14:17; 16:13; 1 Corinzi 2:12-16) Gesù promise che, dopo la Sua resurrezione, lo Spirito Santo sarebbe venuto per "guidarvi in tutta la verità." A motivo dello Spirito nei nostri cuori, siamo in grado di capire la verità, specialmente nelle faccende spirituali, in un modo che i non-cristiani non possono fare. In effetti, la verità che lo Spirito Santo ci rivela è "follia" per loro, e non possono capirlo. Ma noi abbiamo la mente di Cristo, nella Persona del Suo Spirito, dentro di noi.
Spirito di Dio / il Signore / Cristo: (Matteo 3:16; 2 Corinzi 3:17; 1 Pietro 1:11) Questi nomi ci ricordano che lo Spirito di Dio è in effetti una parte della Trinità e che Egli è tanto Dio quanto il Padre e il Figlio. Lo Spirito ci viene rivelato per la prima volta durante la creazione, quando "aleggiava sulla superficie delle acque," denotando la Sua parte nella creazione, insieme a quella di Gesù che "fece tutte le cose" (Giovanni 1:1-3). Vediamo questa stessa Trinità di Dio al battesimo di Gesù, quando lo Spirito discende su Gesù e si ode la voce del Padre.
Spirito di Vita: (Romani 8:2) L’espressione “Spirito di vita” significa che lo Spirito Santo è Colui che produce o dà vita, non nel senso che è Lui a dare la salvezza, ma piuttosto che impartisce una vita nuova. Quando riceviamo la vita eterna attraverso Cristo, lo Spirito provvede il cibo spirituale che è il sostentamento della vita spirituale. Anche qui, vediamo Dio uno e trino all’opera.
Veniamo salvati dal Padre attraverso l’opera del Figlio, e questa salvezza viene sostenuta dallo Spirito Santo.Residente nei Credenti: (Romani 8:9-11; Efesini 2:21-22; 1 Corinzi 6:19) Lo Spirito Santo risiede nei cuori dei figli di Dio, e questa residenza è la caratteristica distintiva di una persona rigenerata. All’interno dei credenti Egli li dirige, li guida, li consola, li influenza e inoltre produce in loro il frutto dello Spirito (Galati 5:22-23). Egli fornisce la connessione intima tra Dio e i Suoi figli. Lo Spirito risiede nei cuori di tutti i veri credenti in Cristo.
Intercessore: (Romani 8:26) Uno degli aspetti più incoraggianti e consolatori dello Spirito Santo è il Suo ministero di intercessione per conto di coloro in cui dimora. Poiché spesso non sappiamo come pregare o cosa dire quando ci avviciniamo a Dio, lo Spirito intercede e prega per noi. Egli interpreta i nostri "lamenti" cosicché quando siamo oppressi e sopraffatti dalle prove e dalle preoccupazioni della vita, Egli viene con noi a darci assistenza e ci sostiene davanti al trono della grazia.
Rivelatore / Spirito di Verità: (Giovanni 14:17; 16:13; 1 Corinzi 2:12-16) Gesù promise che, dopo la Sua resurrezione, lo Spirito Santo sarebbe venuto per "guidarvi in tutta la verità." A motivo dello Spirito nei nostri cuori, siamo in grado di capire la verità, specialmente nelle faccende spirituali, in un modo che i non-cristiani non possono fare. In effetti, la verità che lo Spirito Santo ci rivela è "follia" per loro, e non possono capirlo. Ma noi abbiamo la mente di Cristo, nella Persona del Suo Spirito, dentro di noi.
Spirito di Dio / il Signore / Cristo: (Matteo 3:16; 2 Corinzi 3:17; 1 Pietro 1:11) Questi nomi ci ricordano che lo Spirito di Dio è in effetti una parte della Trinità e che Egli è tanto Dio quanto il Padre e il Figlio. Lo Spirito ci viene rivelato per la prima volta durante la creazione, quando "aleggiava sulla superficie delle acque," denotando la Sua parte nella creazione, insieme a quella di Gesù che "fece tutte le cose" (Giovanni 1:1-3). Vediamo questa stessa Trinità di Dio al battesimo di Gesù, quando lo Spirito discende su Gesù e si ode la voce del Padre.
Spirito di Vita: (Romani 8:2) L’espressione “Spirito di vita” significa che lo Spirito Santo è Colui che produce o dà vita, non nel senso che è Lui a dare la salvezza, ma piuttosto che impartisce una vita nuova. Quando riceviamo la vita eterna attraverso Cristo, lo Spirito provvede il cibo spirituale che è il sostentamento della vita spirituale. Anche qui, vediamo Dio uno e trino all’opera.
Maestro: (Giovanni 14:26; 1 Corinzi 2:13) Gesù promise che lo Spirito avrebbe insegnato ai Suoi discepoli "tutte le cose" e avrebbe ricordato loro le cose che Egli aveva detto mentre era con loro. Gli autori del Nuovo Testamento vennero mossi dallo Spirito a ricordare a capire le istruzioni che Gesù aveva dato per costruire e organizzare la Chiesa, le dottrine riguardanti Se stesso, le direttive per vivere in modo santo e la rivelazione delle cose che dovevano succedere.
Testimone: (Romani 8:16; Ebrei 2:4; 10:15;16) Lo Spirito è chiamato "testimone" perché Egli verifica e testimonia del fatto che siamo figli di Dio, che Gesù e i discepoli che hanno fatto miracoli sono stati mandati da Dio, e che i libri della Bibbia sono divinamente ispirati. Inoltre, dando i doni dello Spirito ai credenti, Egli testimonia a noi stessi e al mondo che apparteniamo a Dio.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Lo Spirito Santo è ‘Lui,’ ‘Lei’ o ‘Esso,’ maschile, femminile o neutro?
Un errore che viene fatto comunemente riguardo lo Spirito Santo è riferirsi allo Spirito come "Esso," cosa che la Bibbia non fa mai. Lo Spirito Santo è una persona. Egli ha gli attributi di individualità, compie azioni come le persone, ha relazioni personali. Ha intuizione (1 Corinzi 2:10-11). Conosce le cose, e ciò richiede intelletto (Romani 8:27). Ha una volontà (1 Corinzi 12:11). Condanna il peccato (Giovanni 16:8). Opera miracoli (Atti 8:39). Guida (Giovanni 16:13). Intercede tra persone (Romani 8:26). Dobbiamo obbedirGli (Atti 10:19-20). A Lui si può mentire (Atti 5:3), resistere (Atti 7:51), Lo si può rattristare (Efesini 4:30), bestemmiare (Matteo 12:31), persino insultare (Ebrei 10:29). Egli ha una relazione con gli apostoli (Atti 15:28) ed ogni membro della Trinità (Giovanni 16:14; Matteo 28:19; 2 Corinzi 13:14). L’individualità dello Spirito Santo è presentata senza alcun dubbio nella Bibbia, ma che - dire del Suo genere?
A livello linguistico- è chiaro che una terminologia teistica maschile è predominante nelle Scritture. In entrambi i testamenti i riferimenti a Dio - utilizzano pronomi maschili. Nomi specifici di Dio (per esempio Yahweh, Elohim, Adonai, Kurios, Theos, ecc…) sono tutti al maschile. A Dio non viene mai dato un nome femminile, e non ci si riferisce mai a Lui usando pronomi femminili. Ci si riferisce allo Spirito Santo al maschile in tutto il Nuovo Testamento, sebbene in sé la parola "spirito" - (pneuma) sia in effetti neutra.
A livello linguistico- è chiaro che una terminologia teistica maschile è predominante nelle Scritture. In entrambi i testamenti i riferimenti a Dio - utilizzano pronomi maschili. Nomi specifici di Dio (per esempio Yahweh, Elohim, Adonai, Kurios, Theos, ecc…) sono tutti al maschile. A Dio non viene mai dato un nome femminile, e non ci si riferisce mai a Lui usando pronomi femminili. Ci si riferisce allo Spirito Santo al maschile in tutto il Nuovo Testamento, sebbene in sé la parola "spirito" - (pneuma) sia in effetti neutra.
Il termine ebraico utilizzato per "spirito" (ruach) è di genere femminile in Genesi 1:2, ma il genere di una parola in greco o in ebraico non ha niente a che vedere con l’identità di genere.
Teologicamente parlando, giacché lo Spirito Santo è Dio, possiamo fare alcune asserzioni su di Lui partendo da alcune affermazioni generali su Dio. Dio è spirito invece che fisico o materiale. Dio è spirito e invisibile (per esempio, non-corporeo) - (Giovanni 4:24; Luca 24:39; Romani 1:20; Colossesi 1:15; 1 Timoteo 1:17). Ecco perché nessuna cosa materiale poteva mai essere utilizzata per rappresentare Dio (Esodo 20:4). Se il genere è un attributo del corpo, allora uno spirito non ha genere. Dio, nella Sua essenza, non ha genere.
Le identificazioni del genere di Dio nella Bibbia non sono unanimi. Molta gente pensa che la Bibbia presenti Dio esclusivamente in termini maschili, ma non è questo il caso. Nel libro di Giobbe si dice che Dio abbia dato alla luce e Si rappresenta come madre in Isaia. Gesù descrisse il Padre come donna in cerca di una moneta perduta in Luca 15 (e descrisse Se Stesso come "una chioccia" in Matteo 23:37). In Genesi 1:26-27 Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e - somiglianza," e poi "DIO creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina." Dunque, l’immagine di Dio era maschio e femmina - non semplicemente l’uno o l’altro. Ciò viene ulteriormente confermato in Genesi 5:2, che si può tradurre letteralmente come " Li creò maschio e Femmina, li benedisse e diede loro il nome di uomo, nel giorno in cui furono creati." Il termine ebraico per "Adamo" significa "uomo" - il contesto mostra se nel caso specifico significa "uomo" (in contrapposizione a donna) oppure "umanità" (in senso collettivo). Quindi, in qualunque misura l’umanità sia stata fatta a immagine di Dio, il genere non è un problema.
Nella rivelazione, la raffigurazione maschile non è tuttavia priva di significato. La seconda volta in cui leggiamo specificamente che Dio si è rivelato in forma fisica fu quando a Gesù venne chiesto di mostrare il Padre ai discepoli in Giovanni capitolo 14. Egli risponde nel versetto 9 dicendo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre!" Paolo rende chiaro che Gesù è l’esatta immagine di Dio in Colossesi 1:15 chiamando Gesù "l’immagine dell’invisibile Dio." Questo versetto è espresso in una sezione che dimostra la superiorità di Cristo su tutta la Sua creazione. La maggior parte delle religioni antiche credeva in un pantheon – un’insieme sia di dei che di dee -degni di essere adorati. Ma il carattere distintivo del giudaismo e del cristianesimo è la credenza in un Creatore supremo.
Il linguaggio maschile esprime meglio questa relazione del creatore con la creazione. Come un uomo entra in una donna per ingravidarla, così Dio crea l’universo dal di fuori anziché farlo nascere dal suo interno… Così come una donna non può rimanere incinta da sola, allo stesso modo l’universo non può crearsi da solo. Paolo riprende quest’idea in 1 Timoteo 2:12-14 quando si riferisce all’ordine della creazione come -modello per l’ordine della chiesa.Teologicamente parlando, giacché lo Spirito Santo è Dio, possiamo fare alcune asserzioni su di Lui partendo da alcune affermazioni generali su Dio. Dio è spirito invece che fisico o materiale. Dio è spirito e invisibile (per esempio, non-corporeo) - (Giovanni 4:24; Luca 24:39; Romani 1:20; Colossesi 1:15; 1 Timoteo 1:17). Ecco perché nessuna cosa materiale poteva mai essere utilizzata per rappresentare Dio (Esodo 20:4). Se il genere è un attributo del corpo, allora uno spirito non ha genere. Dio, nella Sua essenza, non ha genere.
Le identificazioni del genere di Dio nella Bibbia non sono unanimi. Molta gente pensa che la Bibbia presenti Dio esclusivamente in termini maschili, ma non è questo il caso. Nel libro di Giobbe si dice che Dio abbia dato alla luce e Si rappresenta come madre in Isaia. Gesù descrisse il Padre come donna in cerca di una moneta perduta in Luca 15 (e descrisse Se Stesso come "una chioccia" in Matteo 23:37). In Genesi 1:26-27 Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e - somiglianza," e poi "DIO creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina." Dunque, l’immagine di Dio era maschio e femmina - non semplicemente l’uno o l’altro. Ciò viene ulteriormente confermato in Genesi 5:2, che si può tradurre letteralmente come " Li creò maschio e Femmina, li benedisse e diede loro il nome di uomo, nel giorno in cui furono creati." Il termine ebraico per "Adamo" significa "uomo" - il contesto mostra se nel caso specifico significa "uomo" (in contrapposizione a donna) oppure "umanità" (in senso collettivo). Quindi, in qualunque misura l’umanità sia stata fatta a immagine di Dio, il genere non è un problema.
Nella rivelazione, la raffigurazione maschile non è tuttavia priva di significato. La seconda volta in cui leggiamo specificamente che Dio si è rivelato in forma fisica fu quando a Gesù venne chiesto di mostrare il Padre ai discepoli in Giovanni capitolo 14. Egli risponde nel versetto 9 dicendo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre!" Paolo rende chiaro che Gesù è l’esatta immagine di Dio in Colossesi 1:15 chiamando Gesù "l’immagine dell’invisibile Dio." Questo versetto è espresso in una sezione che dimostra la superiorità di Cristo su tutta la Sua creazione. La maggior parte delle religioni antiche credeva in un pantheon – un’insieme sia di dei che di dee -degni di essere adorati. Ma il carattere distintivo del giudaismo e del cristianesimo è la credenza in un Creatore supremo.
Alla fine, qualunque sia la nostra spiegazione teologica, il fatto è che Dio ha usato esclusivamente termini maschili per riferirsi a Se Stesso e quasi esclusivamente una terminologia maschile persino in metafora. Attraverso la Bibbia Egli ci ha insegnato come parlarGli, e l’ha fatto usando termini relazionali maschili. Così, mentre lo Spirito Santo non è né maschio né femmina in Sé, ci si riferisce a Lui con il termine maschile, in virtù della Sua relazione con la creazione e della rivelazione biblica. Non c’è alcuna base biblica nel considerare lo Spirito Santo come il membro ‘femminile’ della Trinità.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Qual era il ruolo dello Spirito Santo nell’Antico Testamento?
Il ruolo dello Spirito Santo nell’Antico Testamento è simile al Suo ruolo nel Nuovo Testamento. Quando parliamo del ruolo dello Spirito Santo, possiamo distinguere quattro aree generali in cui opera lo Spirito: 1) rigenerazione, 2) inabitazione (o riempimento), 3) contenimento e 4) conferimento di potere per servire. L’evidenza di questi campi dell’opera dello Spirito Santo è presente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.
(nb: L'inabitazione dello Spirito Santo è l'azione per mezzo della quale Dio prende residenza permanente nel corpo di un credente in Gesù Cristo.)
La prima area in cui opera lo Spirito Santo è il processo di rigenerazione. Un’altra parola per rigenerazione è ‘rinascita,’ dalla quale proviene il concetto di essere ‘nato di nuovo.’ Il testo per eccellenza che prova questo punto si trova nel vangelo di Giovanni: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3).
La prima area in cui opera lo Spirito Santo è il processo di rigenerazione. Un’altra parola per rigenerazione è ‘rinascita,’ dalla quale proviene il concetto di essere ‘nato di nuovo.’ Il testo per eccellenza che prova questo punto si trova nel vangelo di Giovanni: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3).
Questo ci porta necessariamente a chiederci: cos’ha a che fare questo con l’opera dello Spirito Santo nell’Antico Testamento? In seguito, nel Suo dialogo con Nicodemo, Gesù ha da dirgli questo: “Tu sei il dottore d'Israele e non sai queste cose?” (Giovanni 3:10). L’osservazione che stava facendo Gesù era che Nicodemo avrebbe dovuto sapere la verità che lo Spirito Santo è fonte di vita nuova perché è rivelato nell’Antico Testamento.
Il frutto dell’opera di rigenerazione dello Spirito è la fede (Efesini 2:8). Adesso sappiamo che c’erano uomini di fede nell’Antico Testamento perché Ebrei 11 ne nomina molti. Se la fede è prodotta dal potere rigeneratore dello Spirito Santo, allora questo deve essere il caso dei santi dell’Antico Testamento che guardavano al futuro della croce, credendo che quel che Dio aveva promesso riguardo la loro redenzione sarebbe accaduto. Questi videro le promesse e “vedutele da lontano […] le accolsero con gioia” (Ebrei 11:13), accettando per fede che ciò che Dio aveva promesso, lo avrebbe anche realizzato.
Il secondo campo dell’opera dello Spirito nell’Antico Testamento è la inabitazione, o riempimento. È qui che si fanno più evidenti le differenze tra il ruolo dello Spirito nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento ci insegna dell’inabitazione permanente dello Spirito Santo nei credenti (1 Corinzi 3:16-17; 6:19-20). Quando riponiamo la nostra fede in Cristo per la salvezza, lo Spirito Santo viene a vivere dentro di noi. L’apostolo Paolo chiama questa dimora permanente la “garanzia della nostra eredità” (Efesini 1:13-14). Contrariamente a quest’opera nel Nuovo Testamento, l’inabitazione nell’Antico Testamento era selettiva e temporanea.
Lo Spirito “investì” personaggi dell’Antico Testamento come Giosué (Numeri 27:18), Davide (1 Samuele 16:12-13) e persino Saul (1 Samuele 10:10). Nel libro dei Giudici, vediamo lo Spirito "investire" i vari giudici che Dio aveva fatto sorgere per liberare Israele dai suoi oppressori. Lo Spirito Santo investì questi individui per compiti specifici.
L’inabitazione era un segno del favore di Dio su quell’individuo (nel caso di Davide), e se il favore di Dio lasciava un individuo, lo Spirito sarebbe andato via (es. nel caso di Saul in 1 Samuele 16:14). Infine, lo Spirito che "investe" un individuo non indica sempre la condizione spirituale di quella persona (es. Saul, Sansone e molti dei giudici). Così, mentre nel Nuovo Testamento lo Spirito risiede solo nei credenti e l’inabitazione è permanente, lo Spirito investì certi individui nell’Antico Testamento per un compito specifico, senza tener conto della loro condizione spirituale. Una volta completato il compito, lo Spirito presumibilmente si allontanava da quella persona.
Il terzo campo dell’opera dello Spirito nell’Antico Testamento è il Suo contenimento del peccato. Genesi 6:3 sembra indicare che lo Spirito Santo trattenga la peccaminosità dell’uomo, e che quel contenimento possa venire rimosso quando la pazienza di Dio riguardo al peccato raggiunge ‘il punto di ebollizione.’ Questo pensiero viene ripreso in 2 Tessalonicesi 2:3-8, quando alla fine dei tempi una crescente apostasia (Ripudio, rinnegamento della propria religione per seguirne un'altra.)segnalerà l’arrivo del giudizio di Dio. Fino al tempo prestabilito, quando verrà rivelato “l’uomo del peccato” (v. 3), lo Spirito Santo tratterrà il potere di Satana e lo rilascerà solo quando ciò soddisferà le Sue intenzioni.
Il terzo campo dell’opera dello Spirito nell’Antico Testamento è il Suo contenimento del peccato. Genesi 6:3 sembra indicare che lo Spirito Santo trattenga la peccaminosità dell’uomo, e che quel contenimento possa venire rimosso quando la pazienza di Dio riguardo al peccato raggiunge ‘il punto di ebollizione.’ Questo pensiero viene ripreso in 2 Tessalonicesi 2:3-8, quando alla fine dei tempi una crescente apostasia (Ripudio, rinnegamento della propria religione per seguirne un'altra.)segnalerà l’arrivo del giudizio di Dio. Fino al tempo prestabilito, quando verrà rivelato “l’uomo del peccato” (v. 3), lo Spirito Santo tratterrà il potere di Satana e lo rilascerà solo quando ciò soddisferà le Sue intenzioni.
La quarta ed ultima area dell’opera dello Spirito nell’Antico testamento è il conferimento dell’abilità nel servizio. Analogamente al modo in cui i doni spirituali operavano nel Nuovo Testamento, lo Spirito dava dei doni a certi individui con lo scopo di servire. Consideriamo l’esempio di Betsaleel in Esodo 31:2-5, il quale ricevette il dono di eseguire la maggior parte del lavoro artistico del Tabernacolo. Inoltre, ricollegandoci all’inabitazione selettiva e temporanea dello Spirito Santo discussa prima, vediamo che questi individui avevano ricevuto il dono di portare a compimento dei compiti, come governare sul popolo di Israele (es. Saul e Davide).
Possiamo anche menzionare il ruolo dello Spirito nella creazione. Genesi 1:2 parla dello Spirito che "aleggiava sopra le acque" e che controllava l’opera della creazione. Similmente, lo Spirito è responsabile dell’opera della nuova creazione (2 Corinzi 5:17) quando porta le persone nel regno di Dio attraverso la rigenerazione.
Tutto sommato, lo Spirito porta a compimento gran parte delle stesse funzioni sia nei tempi dell’Antico Testamento che nell’era attuale. La differenza principale sta nell’attuale inabitazione permanente dello Spirito nei credenti. Come disse Gesù riguardo a questo cambiamento nel ministero dello Spirito, “ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi” (Giovanni 14:17).
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Dovremmo adorare lo Spirito Santo?
Sappiamo che solo Dio dovrebbe essere adorato. Solo Dio pretende l’adorazione, e solo Dio merita l’adorazione. Possiamo rispondere alla domanda se dobbiamo adorare lo Spirito Santo semplicemente determinando se lo Spirito è Dio. Contrariamente alle idee di alcune sette, lo Spirito Santo non è semplicemente una "forza", bensì una personalità.
Ci si riferisce a Lui con termini personali (Giovanni 15:26; 16:7-8, 13-14). Egli agisce come farebbe un Essere con una personalità: parla (1 Timoteo 4:1), ama (Romani 15:30), insegna (Giovanni 14:26), intercede (Romani 8:26), e così via.
Lo Spirito Santo possiede una natura divina: Egli impartisce gli attributi di Dio. La Sua essenza non è né angelica né umana. Egli è eterno (Ebrei 9:14). È presente ovunque (Salmo 139:7-10). Lo Spirito è onnisciente; per esempio, Egli conosce “ogni cosa, anche le profondità di Dio” (1 Corinzi 2:10-11). Egli insegnò agli apostoli “ogni cosa” (Giovanni 14:26). Era coinvolto nel processo della creazione (Genesi 1:2). Lo Spirito Santo viene descritto come una Persona intimamente collegata sia al Padre che al Figlio (Matteo 28:19; Giovanni 14:16). Essendo una Persona, Gli si può mentire (Atti 5:3-4) e Lo si può addolorare (Efesini 4:30). Inoltre, alcuni passaggi nell’Antico Testamento che sono attribuiti a Dio vengono applicati allo Spirito Santo nel Nuovo Testamento (vedi Isaia 6:8 con Atti 28:25, ed Esodo 16:7 con Ebrei 3:7-9).
Una Persona divina è degna di adorazione. Dio è “degno di essere lodato” (Salmo 18:3). Dio è grande e “degno di somma lode” (Salmo 48:1). Ci viene comandato di adorare Dio (Matteo 4:10; Apocalisse 19:10; 22:9). Se, allora, lo Spirito è una divinità, la terza Persona del nostro Dio uno e trino, Egli è degno di adorazione. Filippesi 3:3 ci dice che i veri credenti sono coloro i cui cuori sono stati circoncisi, e che adorano Dio mediante lo Spirito e si gloriano e gioiscono in Cristo. Ecco una bella immagine di adorazione di tutti e tre i membri della Trinità.
Come adoriamo lo Spirito Santo? Allo stesso modo in cui adoriamo il Padre e il Figlio. L’adorazione cristiana è spirituale e scaturisce dall’opera interiore dello Spirito Santo, alla quale rispondiamo offrendo le nostre vite a Lui (Romani 12:1). Adoriamo lo Spirito obbedendo ai Suoi comandi. Riferendosi a Cristo, l’Apostolo Giovanni spiega che “Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio, ed egli in lui; e da questo sappiamo che egli dimora in noi: dallo Spirito che egli ci ha dato” (1 Giovanni 3:24). Qui vediamo il collegamento tra l’obbedienza a Cristo e lo Spirito Santo che dimora in noi, dandoci il convincimento riguardo ogni cosa, specialmente riguardo al nostro bisogno di adorare per mezzo dell’obbedienza e dandoci il potere di adorare.
L’adorazione è di per sé una funzione dello Spirito. Gesù dice che dobbiamo “adorarlo in spirito e verità” (Giovanni 4:24).
La persona spirituale è quella in cui risiede lo Spirito, il Quale rende testimonianza al nostro spirito che apparteniamo a Lui (Romani 8:16). La Sua presenza nei nostri cuori ci consente, di rimando, di adorarLo nello Spirito. Siamo in Lui così come Egli è in noi, così come Cristo è nel Padre e il Padre è in noi mediante lo Spirito (Giovanni 14:20, 17:21).Lo Spirito Santo possiede una natura divina: Egli impartisce gli attributi di Dio. La Sua essenza non è né angelica né umana. Egli è eterno (Ebrei 9:14). È presente ovunque (Salmo 139:7-10). Lo Spirito è onnisciente; per esempio, Egli conosce “ogni cosa, anche le profondità di Dio” (1 Corinzi 2:10-11). Egli insegnò agli apostoli “ogni cosa” (Giovanni 14:26). Era coinvolto nel processo della creazione (Genesi 1:2). Lo Spirito Santo viene descritto come una Persona intimamente collegata sia al Padre che al Figlio (Matteo 28:19; Giovanni 14:16). Essendo una Persona, Gli si può mentire (Atti 5:3-4) e Lo si può addolorare (Efesini 4:30). Inoltre, alcuni passaggi nell’Antico Testamento che sono attribuiti a Dio vengono applicati allo Spirito Santo nel Nuovo Testamento (vedi Isaia 6:8 con Atti 28:25, ed Esodo 16:7 con Ebrei 3:7-9).
Una Persona divina è degna di adorazione. Dio è “degno di essere lodato” (Salmo 18:3). Dio è grande e “degno di somma lode” (Salmo 48:1). Ci viene comandato di adorare Dio (Matteo 4:10; Apocalisse 19:10; 22:9). Se, allora, lo Spirito è una divinità, la terza Persona del nostro Dio uno e trino, Egli è degno di adorazione. Filippesi 3:3 ci dice che i veri credenti sono coloro i cui cuori sono stati circoncisi, e che adorano Dio mediante lo Spirito e si gloriano e gioiscono in Cristo. Ecco una bella immagine di adorazione di tutti e tre i membri della Trinità.
Come adoriamo lo Spirito Santo? Allo stesso modo in cui adoriamo il Padre e il Figlio. L’adorazione cristiana è spirituale e scaturisce dall’opera interiore dello Spirito Santo, alla quale rispondiamo offrendo le nostre vite a Lui (Romani 12:1). Adoriamo lo Spirito obbedendo ai Suoi comandi. Riferendosi a Cristo, l’Apostolo Giovanni spiega che “Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio, ed egli in lui; e da questo sappiamo che egli dimora in noi: dallo Spirito che egli ci ha dato” (1 Giovanni 3:24). Qui vediamo il collegamento tra l’obbedienza a Cristo e lo Spirito Santo che dimora in noi, dandoci il convincimento riguardo ogni cosa, specialmente riguardo al nostro bisogno di adorare per mezzo dell’obbedienza e dandoci il potere di adorare.
L’adorazione è di per sé una funzione dello Spirito. Gesù dice che dobbiamo “adorarlo in spirito e verità” (Giovanni 4:24).
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Cos’è il sigillo dello Spirito Santo?
Lo Spirito Santo viene definito come la “garanzia,”, il “sigillo” e la “caparra” nei cuori dei cristiani (2 Corinzi 1:22; 5:5; Efesini 1:13-14; 4:30). Lo Spirito Santo è il sigillo di Dio su coloro che sono Suoi, la Sua attestazione della nostra appartenenza a Lui. La parola greca tradotta come “garanzia/caparra” in questi passaggi significa “pegno,” ovvero parte di un pagamento o di una proprietà data in anticipo, come deposito. Il dono dello Spirito ai credenti è una caparra per l’eredità celestiale che Cristo ci ha promesso e assicurato sulla croce. È perché lo Spirito ci ha "sigillati" che ci viene garantita la salvezza. Nessuno può rompere il sigillo di Dio.
Lo Spirito Santo viene dato ai credenti come “acconto” per assicurarci che ci verrà consegnata la piena eredità come figli di Dio. Lo Spirito Santo ci viene dato per confermarci che apparteniamo a Dio, il Quale ci concede il Suo Spirito come dono, così come lo sono la grazia e la fede (Efesini 2:8-9). Attraverso il dono dello Spirito, Dio ci rinnova e ci santifica. Egli genera nei nostri cuori quei sentimenti, quelle speranze e quei desideri che sono la prova di essere stati accettati da Dio, di essere considerati i Suoi figli adottivi, che la nostra speranza è genuina e che la nostra redenzione e la nostra salvezza sono certe, così come un sigillo garantisce la validità di un testamento o di un accordo. Dio ci concede il Suo Spirito come promessa certa che siamo Suoi per sempre e che verremo salvati alla fine dei giorni. La prova della presenza dello Spirito è la Sua attività nei nostri cuori che produce pentimento, il frutto dello Spirito (Galati 5:22-23), la conformità alle direttive e alla volontà di Dio, la passione per la preghiera, la lode e l’amore per la Sua gente. Queste cose sono la prova che lo Spirito Santo ci ha rinnovato il cuore e che il cristiano è "sigillato" per il giorno della redenzione.
Dunque è attraverso lo Spirito Santo, i Suoi insegnamenti e il Suo potere di guida che siamo "sigillati" e confermati fino al giorno della redenzione, completi e liberi dalla corruzione del peccato e della morte. Giacché abbiamo il sigillo dello Spirito nei nostri cuori, possiamo vivere con gioia, certi di avere un posto sicuro in un futuro che ha in serbo per noi glorie inimmaginabili.
Lo Spirito Santo viene dato ai credenti come “acconto” per assicurarci che ci verrà consegnata la piena eredità come figli di Dio. Lo Spirito Santo ci viene dato per confermarci che apparteniamo a Dio, il Quale ci concede il Suo Spirito come dono, così come lo sono la grazia e la fede (Efesini 2:8-9). Attraverso il dono dello Spirito, Dio ci rinnova e ci santifica. Egli genera nei nostri cuori quei sentimenti, quelle speranze e quei desideri che sono la prova di essere stati accettati da Dio, di essere considerati i Suoi figli adottivi, che la nostra speranza è genuina e che la nostra redenzione e la nostra salvezza sono certe, così come un sigillo garantisce la validità di un testamento o di un accordo. Dio ci concede il Suo Spirito come promessa certa che siamo Suoi per sempre e che verremo salvati alla fine dei giorni. La prova della presenza dello Spirito è la Sua attività nei nostri cuori che produce pentimento, il frutto dello Spirito (Galati 5:22-23), la conformità alle direttive e alla volontà di Dio, la passione per la preghiera, la lode e l’amore per la Sua gente. Queste cose sono la prova che lo Spirito Santo ci ha rinnovato il cuore e che il cristiano è "sigillato" per il giorno della redenzione.
Dunque è attraverso lo Spirito Santo, i Suoi insegnamenti e il Suo potere di guida che siamo "sigillati" e confermati fino al giorno della redenzione, completi e liberi dalla corruzione del peccato e della morte. Giacché abbiamo il sigillo dello Spirito nei nostri cuori, possiamo vivere con gioia, certi di avere un posto sicuro in un futuro che ha in serbo per noi glorie inimmaginabili.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
In che senso lo Spirito Santo è come un fuoco?
La Bibbia descrive Dio come “un fuoco consumante” (Ebrei 12:29), così non c’è da meravigliarsi che il fuoco spesso appaia come simbolo della presenza di Dio. Esempi includono il cespuglio in fiamme (Esodo 3:2), la gloria della Shekhinah (Esodo 14:19; Numeri 9:14-15) e la visione di Ezechiele (Ezechiele 1:4). Il fuoco è stato molte volte uno strumento del giudizio di Dio (Numeri 11:1, 3; 2 Re 1:10, 12) e un segno del Suo potere (Giudici 13:20; 1 Re 18:38).
Per ovvie ragioni, il fuoco era importante per i sacrifici nell’Antico Testamento. Il fuoco sull’altare dell’olocausto era un dono divino, acceso originariamente da Dio Stesso (Levitico 9:24). Dio diede ai sacerdoti il compito di mantenere il Suo fuoco vivo (Levitico 6:13) e rese chiaro che qualsiasi fuoco proveniente da altre fonti era illecito (Levitico 10:1-2).
Nel Nuovo Testamento, l’altare può servire come una raffigurazione della nostra dedizione al Signore. Come credenti in Gesù Cristo, veniamo esortati a offrire i nostri corpi come “sacrifici viventi” (Romani 12:1), consumati dal dono divino: il fuoco inesauribile dello Spirito Santo. All’inizio del Nuovo Testamento lo Spirito Santo è associato al fuoco. Giovanni Battista predice che Gesù sarà Colui Che “vi battezzerà con lo Spirito Santo, e col fuoco” (Matteo 3:11). Quando lo Spirito Santo cominciò il Suo ministero di presenza nella prima chiesa, Egli decise di apparire sotto forma di “lingue di fuoco” che si posarono su ognuno dei credenti. In quel momento, “furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:3-4).
Il fuoco è una meravigliosa immagine dell’opera dello Spirito Santo. Lo Spirito è come un fuoco in almeno tre modi: Egli porta la presenza di Dio, la passione di Dio e la purezza di Dio. Lo Spirito Santo è la presenza di Dio che dimora nel cuore dei credenti (Romani 8:9). Nell’Antico Testamento, Dio mostrò la Sua presenza agli israeliti cospargendo il tabernacolo di fuoco (Numeri 9:14-15). Questa ardente presenza forniva luce e guida (Numeri 9:17-23). Nel Nuovo Testamento, Dio guida e consola i Suoi figli con lo Spirito Santo Che dimora nei nostri corpi, ovvero il “tabernacolo” e il “tempio del Dio vivente” (2 Corinzi 5:1; 6:16).
Lo Spirito Santo crea la passione di Dio nei nostri cuori. Dopo che i due discepoli in cammino parlarono con Gesù risorto, descrissero come "ardeva il nostro cuore dentro di noi” (Luca 24:32).
Dopo che gli apostoli ricevettero lo Spirito durante la Pentecoste, emerse in loro una passione che durò tutta la vita e li spinse a proclamare con audacia la parola di Dio (Atti 4:31).Per ovvie ragioni, il fuoco era importante per i sacrifici nell’Antico Testamento. Il fuoco sull’altare dell’olocausto era un dono divino, acceso originariamente da Dio Stesso (Levitico 9:24). Dio diede ai sacerdoti il compito di mantenere il Suo fuoco vivo (Levitico 6:13) e rese chiaro che qualsiasi fuoco proveniente da altre fonti era illecito (Levitico 10:1-2).
Nel Nuovo Testamento, l’altare può servire come una raffigurazione della nostra dedizione al Signore. Come credenti in Gesù Cristo, veniamo esortati a offrire i nostri corpi come “sacrifici viventi” (Romani 12:1), consumati dal dono divino: il fuoco inesauribile dello Spirito Santo. All’inizio del Nuovo Testamento lo Spirito Santo è associato al fuoco. Giovanni Battista predice che Gesù sarà Colui Che “vi battezzerà con lo Spirito Santo, e col fuoco” (Matteo 3:11). Quando lo Spirito Santo cominciò il Suo ministero di presenza nella prima chiesa, Egli decise di apparire sotto forma di “lingue di fuoco” che si posarono su ognuno dei credenti. In quel momento, “furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:3-4).
Il fuoco è una meravigliosa immagine dell’opera dello Spirito Santo. Lo Spirito è come un fuoco in almeno tre modi: Egli porta la presenza di Dio, la passione di Dio e la purezza di Dio. Lo Spirito Santo è la presenza di Dio che dimora nel cuore dei credenti (Romani 8:9). Nell’Antico Testamento, Dio mostrò la Sua presenza agli israeliti cospargendo il tabernacolo di fuoco (Numeri 9:14-15). Questa ardente presenza forniva luce e guida (Numeri 9:17-23). Nel Nuovo Testamento, Dio guida e consola i Suoi figli con lo Spirito Santo Che dimora nei nostri corpi, ovvero il “tabernacolo” e il “tempio del Dio vivente” (2 Corinzi 5:1; 6:16).
Lo Spirito Santo crea la passione di Dio nei nostri cuori. Dopo che i due discepoli in cammino parlarono con Gesù risorto, descrissero come "ardeva il nostro cuore dentro di noi” (Luca 24:32).
Lo Spirito Santo produce la purezza di Dio nelle nostre vite. Lo scopo di Dio è di purificarci (Tito 2:14), e lo Spirito è l’agente della nostra santificazione (1 Corinzi 6:11; 2 Tessalonicesi 2:13; 1 Pietri 1:2). Così come l’orafo usa il fuoco per liberare il prezioso metallo dalle impurità, così Dio usa lo Spirito per rimuovere da noi i nostri peccati (Salmo 66:10; Proverbi 17:3). Il Suo fuoco purifica e perfeziona.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Esiste un elenco dei doni spirituali biblici?
Ci sono in effetti tre elenchi biblici di “doni dello Spirito,” noti anche come doni spirituali. I tre passaggi principali che descrivono i doni spirituali sono Romani 12:6-8; 1 Corinzi 12:4-11; e 1 Corinzi 12:28. I doni spirituali identificati in Romani 12 sono: profetizzare, servire, insegnare, incoraggiare, donare, presiedere, fare opere di carità. L’elenco in 1 Corinzi 12:4-11 include: parola di sapienza, parola di conoscenza, fede, dono di guarigione, poteri miracolosi, profezia, discernimento degli spiriti, parlare in lingue e interpretazione delle lingue. L’elenco in 1 Corinzi 12:28 include doni di guarigione, di assistenza, di governo, diversità di lingue. Ecco una breve descrizione di ciascun dono:
Profetizzare - La parola greca tradotta come “profetizzare” o “profezia” in entrambi i passaggi significa esattamente “parlare innanzi”, ovvero dichiarare la volontà divina, interpretare i propositi di Dio, o far conoscere in ogni modo la verità di Dio che è volta a influenzare le persone. L’idea di predire il futuro fu aggiunta in un certo momento del Medioevo ed è in contraddizione diretta con altri passaggi scritturali che condannano tale divinazione o predizione del futuro (Atti 16:16-18).
Servire – Anche riferito ad “assistere,” la parola greca diakonian, dalla quale proviene il termine "diacono," significa servizio di ogni tipo, un’applicazione ampia di ciò che è l’aiuto pratico ai bisognosi.
Insegnare – Questo dono comprende l’analisi e la proclamazione della Parola di Dio, spiegandone il significato, il contesto e l’applicazione per la vita di chi ascolta. L’insegnante dotato è colui il quale possiede l’abilità unica di istruire in modo chiaro e di comunicare conoscenza, in particolare le dottrine della fede.
Incoraggiare – Chiamato anche "esortazione", questo dono è evidente in coloro i quali esortano sistematicamente gli altri a dare ascolto e a seguire la verità di Dio, e questo può includere la correzione o l’edificazione degli altri, rafforzando la fede debole o confortando nei momenti di difficoltà.
Donare – I donatori sono coloro i quali condividono con gioia ciò che possiedono con gli altri, sia questo sotto l’aspetto finanziario, materiale, o tramite il donare il proprio tempo e l’attenzione personale. Il donatore è preoccupato dei bisogni degli altri e cerca delle opportunità per condividere beni, denaro e tempo con loro quando ne hanno bisogno.
Presiedere – Il leader dotato è colui il quale governa, presiede o gestisce altre persone nella chiesa. La parola letteralmente significa "guida" e illustra il concetto di una persona che dirige una nave. Chi possiede il dono di presiedere comanda con saggezza e grazia e mostra i frutti dello Spirito nella propria vita, mentre dà il buon esempio nella sua autorità.
Misericordia – Strettamente legata al dono dell’incoraggiamento, il dono della misericordia è manifesto in coloro che sono compassionevoli verso chi è in difficoltà, mostrando solidarietà e sensibilità associate a un desiderio e alle risorse per alleggerire le loro sofferenze in modo gentile e gioviale.
Parola di sapienza – Il fatto che questo dono sia descritto come "parola" di sapienza indica che è uno dei doni della parola. Questo dono descrive qualcuno che può comprendere e dichiarare la verità biblica con ogni discernimento in modo che si possa applicare abilmente alle situazioni della vita.
Parola di conoscenza – Questo è un altro dono della parola che include la comprensione della verità con un discernimento che deriva unicamente dalla rivelazione di Dio. Coloro che possiedono il dono della conoscenza, capiscono la profondità dell’argomento divino e i misteri della Sua Parola.
Fede – Tutti i credenti possiedono fede in qualche misura perché è uno dei doni dello Spirito conferiti a tutti coloro che vengono a Cristo in fede (Galati 5:22-23). Il dono spirituale della fede è mostrato da colui il quale possiede una fiducia forte e incrollabile in Dio, nella Sua Parola, nelle Sue Promesse e nel potere della preghiera per compiere miracoli.
Profetizzare - La parola greca tradotta come “profetizzare” o “profezia” in entrambi i passaggi significa esattamente “parlare innanzi”, ovvero dichiarare la volontà divina, interpretare i propositi di Dio, o far conoscere in ogni modo la verità di Dio che è volta a influenzare le persone. L’idea di predire il futuro fu aggiunta in un certo momento del Medioevo ed è in contraddizione diretta con altri passaggi scritturali che condannano tale divinazione o predizione del futuro (Atti 16:16-18).
Servire – Anche riferito ad “assistere,” la parola greca diakonian, dalla quale proviene il termine "diacono," significa servizio di ogni tipo, un’applicazione ampia di ciò che è l’aiuto pratico ai bisognosi.
Insegnare – Questo dono comprende l’analisi e la proclamazione della Parola di Dio, spiegandone il significato, il contesto e l’applicazione per la vita di chi ascolta. L’insegnante dotato è colui il quale possiede l’abilità unica di istruire in modo chiaro e di comunicare conoscenza, in particolare le dottrine della fede.
Incoraggiare – Chiamato anche "esortazione", questo dono è evidente in coloro i quali esortano sistematicamente gli altri a dare ascolto e a seguire la verità di Dio, e questo può includere la correzione o l’edificazione degli altri, rafforzando la fede debole o confortando nei momenti di difficoltà.
Donare – I donatori sono coloro i quali condividono con gioia ciò che possiedono con gli altri, sia questo sotto l’aspetto finanziario, materiale, o tramite il donare il proprio tempo e l’attenzione personale. Il donatore è preoccupato dei bisogni degli altri e cerca delle opportunità per condividere beni, denaro e tempo con loro quando ne hanno bisogno.
Presiedere – Il leader dotato è colui il quale governa, presiede o gestisce altre persone nella chiesa. La parola letteralmente significa "guida" e illustra il concetto di una persona che dirige una nave. Chi possiede il dono di presiedere comanda con saggezza e grazia e mostra i frutti dello Spirito nella propria vita, mentre dà il buon esempio nella sua autorità.
Misericordia – Strettamente legata al dono dell’incoraggiamento, il dono della misericordia è manifesto in coloro che sono compassionevoli verso chi è in difficoltà, mostrando solidarietà e sensibilità associate a un desiderio e alle risorse per alleggerire le loro sofferenze in modo gentile e gioviale.
Parola di sapienza – Il fatto che questo dono sia descritto come "parola" di sapienza indica che è uno dei doni della parola. Questo dono descrive qualcuno che può comprendere e dichiarare la verità biblica con ogni discernimento in modo che si possa applicare abilmente alle situazioni della vita.
Parola di conoscenza – Questo è un altro dono della parola che include la comprensione della verità con un discernimento che deriva unicamente dalla rivelazione di Dio. Coloro che possiedono il dono della conoscenza, capiscono la profondità dell’argomento divino e i misteri della Sua Parola.
Fede – Tutti i credenti possiedono fede in qualche misura perché è uno dei doni dello Spirito conferiti a tutti coloro che vengono a Cristo in fede (Galati 5:22-23). Il dono spirituale della fede è mostrato da colui il quale possiede una fiducia forte e incrollabile in Dio, nella Sua Parola, nelle Sue Promesse e nel potere della preghiera per compiere miracoli.
Guarigione – Nonostante Dio guarisca ancora oggi, l’abilità degli uomini di operare guarigioni miracolose apparteneva agli apostoli della chiesa del primo secolo per confermare che il loro messaggio veniva da Dio. I cristiani di oggi non hanno il potere di guarire i malati o di far resuscitare i morti. Se avessero questo potere, ospedali e camere mortuarie sarebbero piene di queste persone "dotate" che svuoterebbero letti e tombe ovunque.
Poteri miracolosi – Anche noti come l’operare miracoli, sono un altro dono-segno temporaneo che consisteva in eventi sovrannaturali che potevano solo essere attribuiti al potere di Dio (Acts 2:22). Questo dono fu manifestato da Paolo (Atti 19:11-12), Pietro (Atti 3:6), Stefano (Atti 6:8) e Filippo (Atti 8:6-7), tra gli altri.
Distinzione (discernimento) degli spiriti – Certi individui possiedono l’abilità unica di determinare il vero messaggio di Dio da quello dell’ingannatore, Satana, i cui metodi di operazione includono il fornire una dottrina ingannatrice ed erronea. Gesù disse che molti sarebbero venuti in Suo nome e avrebbero ingannato molti (Matteo 24:4-5), ma il dono del discernimento degli spiriti è dato alla Chiesa per proteggerla da questi.
Parlare in lingue – Il dono delle lingue è uno dei "doni-segno" temporanei dati alla prima Chiesa per permettere che il vangelo venisse predicato in tutto il mondo, a tutte le nazioni e in tutte le lingue conosciute. Includeva l’abilità divina di parlare in lingue precedentemente sconosciute a chi parlava. Questo dono avvalorava l’autenticità del messaggio del vangelo e di coloro che lo predicavano attestando che provenivano da Dio. L’espressione "diversità di lingue" o "differenti tipi di lingue" elimina efficacemente l’idea di un "linguaggio di preghiera personale" come dono spirituale.
Interpretazione delle lingue – Una persona con il dono di interpretare le lingue era in grado di capire quello che una persona che parlava in lingue stesse dicendo, anche se non conosceva la lingua che la persona stava parlando. L’interprete delle lingue avrebbe poi comunicato il messaggio di chi parlava in lingue agli altri, affinché tutti potessero capire.
Assistenza – Strettamente legato al dono della misericordia è il dono dell’assistenza. Le persone che possiedono il dono dell’assistenza sono coloro che possono aiutare o dare assistenza agli altri nella chiesa con compassione e benevolenza. Questo dono include una vasta gamma di possibilità d’applicazione.
Innanzitutto, è la capacità unica di saper identificare le persone che stanno combattendo con il dubbio, le paure ed altre battaglie spirituali, di muoversi verso coloro che sono nel bisogno spirituale con una parola gentile, con un di comprensione e di compassione, e di saper dichiarare la verità scritturale in modo sia convincente che amorevole.Poteri miracolosi – Anche noti come l’operare miracoli, sono un altro dono-segno temporaneo che consisteva in eventi sovrannaturali che potevano solo essere attribuiti al potere di Dio (Acts 2:22). Questo dono fu manifestato da Paolo (Atti 19:11-12), Pietro (Atti 3:6), Stefano (Atti 6:8) e Filippo (Atti 8:6-7), tra gli altri.
Distinzione (discernimento) degli spiriti – Certi individui possiedono l’abilità unica di determinare il vero messaggio di Dio da quello dell’ingannatore, Satana, i cui metodi di operazione includono il fornire una dottrina ingannatrice ed erronea. Gesù disse che molti sarebbero venuti in Suo nome e avrebbero ingannato molti (Matteo 24:4-5), ma il dono del discernimento degli spiriti è dato alla Chiesa per proteggerla da questi.
Parlare in lingue – Il dono delle lingue è uno dei "doni-segno" temporanei dati alla prima Chiesa per permettere che il vangelo venisse predicato in tutto il mondo, a tutte le nazioni e in tutte le lingue conosciute. Includeva l’abilità divina di parlare in lingue precedentemente sconosciute a chi parlava. Questo dono avvalorava l’autenticità del messaggio del vangelo e di coloro che lo predicavano attestando che provenivano da Dio. L’espressione "diversità di lingue" o "differenti tipi di lingue" elimina efficacemente l’idea di un "linguaggio di preghiera personale" come dono spirituale.
Interpretazione delle lingue – Una persona con il dono di interpretare le lingue era in grado di capire quello che una persona che parlava in lingue stesse dicendo, anche se non conosceva la lingua che la persona stava parlando. L’interprete delle lingue avrebbe poi comunicato il messaggio di chi parlava in lingue agli altri, affinché tutti potessero capire.
Assistenza – Strettamente legato al dono della misericordia è il dono dell’assistenza. Le persone che possiedono il dono dell’assistenza sono coloro che possono aiutare o dare assistenza agli altri nella chiesa con compassione e benevolenza. Questo dono include una vasta gamma di possibilità d’applicazione.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Qual era lo scopo dei doni-segno biblici?
Quando parliamo dei doni-segno biblici, ci riferiamo a quei miracoli come il parlare in lingue, le visioni, le guarigioni, le resurrezioni dei morti e il profetizzare. Tra i credenti è un fatto indiscutibile che tali miracoli accaddero davvero, perché la Bibbia li descrive chiaramente. Piuttosto esiste un disaccordo in merito al loro scopo, unito alla questione se dovremmo sperimentarli ai giorni nostri o meno. Alcuni dicono che questi doni sono un segno della salvezza di una persona, mentre altri sostengono che sono un segno del battesimo dello Spirito Santo, e altri ancora affermano che il loro scopo è quello di dimostrare l’autenticità del messaggio del vangelo. Come possiamo scoprire la verità? Dobbiamo cercare nelle Scritture per scoprire le dichiarazioni in merito al proposito di Dio a questo riguardo.
Uno dei primissimi riferimenti ai doni-segno biblici si trova in Esodo 4, quando Mosè ricevette indicazioni da Dio sull’incombente liberazione dal giogo egiziano. Mosè si preoccupava che la gente non avrebbe creduto che lui era stato mandato da Dio, quindi Dio gli diede i segni del bastone tramutato in serpente e della sua mano che divenne lebbrosa. Dio disse che tali segni erano “affinché credano che l'Eterno, il DIO dei loro padri, il DIO di Abrahamo, il DIO di Isacco e il DIO di Giacobbe ti è apparso” (v. 5). Dio disse a Mosè che, se la gente avesse continuato a non credere, egli avrebbe dovuto prendere dell’acqua dal Nilo e versarla sul terreno, dove si sarebbe tramutata in sangue (v. 9). Il fine di tutto ciò era che i figli di Israele potessero credere nel messaggero di Dio.
Dio diede a Mosè anche dei segni miracolosi da mostrare al Faraone, affinché lasciasse andare il Suo popolo. In Esodo 7:3-5, Dio disse a Mosè che avrebbe moltiplicato i Suoi segni e prodigi in Egitto così
Uno dei primissimi riferimenti ai doni-segno biblici si trova in Esodo 4, quando Mosè ricevette indicazioni da Dio sull’incombente liberazione dal giogo egiziano. Mosè si preoccupava che la gente non avrebbe creduto che lui era stato mandato da Dio, quindi Dio gli diede i segni del bastone tramutato in serpente e della sua mano che divenne lebbrosa. Dio disse che tali segni erano “affinché credano che l'Eterno, il DIO dei loro padri, il DIO di Abrahamo, il DIO di Isacco e il DIO di Giacobbe ti è apparso” (v. 5). Dio disse a Mosè che, se la gente avesse continuato a non credere, egli avrebbe dovuto prendere dell’acqua dal Nilo e versarla sul terreno, dove si sarebbe tramutata in sangue (v. 9). Il fine di tutto ciò era che i figli di Israele potessero credere nel messaggero di Dio.
Dio diede a Mosè anche dei segni miracolosi da mostrare al Faraone, affinché lasciasse andare il Suo popolo. In Esodo 7:3-5, Dio disse a Mosè che avrebbe moltiplicato i Suoi segni e prodigi in Egitto così
“gli Egiziani conosceranno allora che io sono l'Eterno, quando distenderò la mia mano sull'Egitto e farò uscire di mezzo a loro i figli d'Israele.” Dio voleva che gli egiziani sapessero che Egli era Colui Che si era messo all’opera per liberare gli israeliti. In Esodo 10:7, Mosè disse al Faraone che l’ultima piaga, che avrebbe ucciso i primogeniti, serviva a dimostrare che Dio faceva una distinzione tra gli egiziani e gli israeliti. I segni e i prodigi confermarono il messaggio di Dio al Faraone e agli egiziani, cosicché sapessero che Mosè era stato inviato da Dio.
Quando Elia affrontò i falsi profeti sul Monte Karmel (1 Re 18), pregò Dio di mandare miracolosamente del fuoco dal cielo affinché il popolo sapesse che “tu sei DIO in Israele, che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispondimi, o Eterno, rispondimi, affinché questo popolo riconosca che tu, o Eterno, sei DIO” (v. 36-37). I miracoli che lui e gli altri profeti fecero erano una conferma che Dio aveva mandato i profeti e che Dio era all’opera nel mezzo di Israele.
A Gioele fu dato un messaggio riguardo al giudizio di Dio su Israele, e in quel messaggio c’era una profezia di misericordia e di speranza. Quando il giudizio avvenne come profetizzato, e la gente reagì ad esso pentendosi, Dio disse che avrebbe rimosso i giudizi e ripristinato la Sua benedizione: “Allora voi riconoscerete che io sono in mezzo ad Israele e che sono l'Eterno, il vostro DIO, e non ce n'è alcun altro; il mio popolo non sarà mai piú coperto di vergogna” (Gioele 2:27). Immediatamente dopo quell’affermazione, Dio parlò di versare il Suo Spirito sulla gente, affinché le persone profetizzassero, avessero delle visioni e vedessero accadere dei prodigi. Quando i discepoli cominciarono a parlare in lingue nel giorno della Pentecoste (Atti 2:1-21), Pietro dichiarò:“Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele.” Qual era lo scopo? Che la gente sapesse che il messaggio portato da Pietro e gli altri era il messaggio di Dio.
Il ministero di Gesù fu accompagnato da vari segni e prodigi. Qual era lo scopo dei Suoi miracoli? In Giovanni 10:37-38, Gesù stava rispondendo ai giudei che volevano lapidarLo per blasfemia, e disse disse: “Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi, ma se le faccio, anche se non credete a me, credete almeno alle opere, affinché conosciate e crediate che il Padre è in me e io in lui." Così come accadeva nell’Antico Testamento, il fine dei miracoli di Gesù è quello di confermare la mano di Dio sul Suo Messaggero.
Quando i farisei chiesero a Gesù di mostrare loro un segno, Gesù disse: “Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, cosí starà il Figlio dell'uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra.I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c'è uno piú grande di Giona” (Matteo 12:39-41). Gesù affermò chiaramente che lo scopo di un segno era quello di far sì che la gente riconoscesse il messaggio di Dio e agisse di conseguenza. Allo stesso modo, in Giovanni 4:48, Egli disse al nobiluomo: “Se non vedete segni e miracoli, voi non credete.” I segni erano un aiuto fornito a coloro i quali faticavano a credere, ma il messaggio della salvezza in Cristo era il punto centrale.Quando Elia affrontò i falsi profeti sul Monte Karmel (1 Re 18), pregò Dio di mandare miracolosamente del fuoco dal cielo affinché il popolo sapesse che “tu sei DIO in Israele, che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispondimi, o Eterno, rispondimi, affinché questo popolo riconosca che tu, o Eterno, sei DIO” (v. 36-37). I miracoli che lui e gli altri profeti fecero erano una conferma che Dio aveva mandato i profeti e che Dio era all’opera nel mezzo di Israele.
A Gioele fu dato un messaggio riguardo al giudizio di Dio su Israele, e in quel messaggio c’era una profezia di misericordia e di speranza. Quando il giudizio avvenne come profetizzato, e la gente reagì ad esso pentendosi, Dio disse che avrebbe rimosso i giudizi e ripristinato la Sua benedizione: “Allora voi riconoscerete che io sono in mezzo ad Israele e che sono l'Eterno, il vostro DIO, e non ce n'è alcun altro; il mio popolo non sarà mai piú coperto di vergogna” (Gioele 2:27). Immediatamente dopo quell’affermazione, Dio parlò di versare il Suo Spirito sulla gente, affinché le persone profetizzassero, avessero delle visioni e vedessero accadere dei prodigi. Quando i discepoli cominciarono a parlare in lingue nel giorno della Pentecoste (Atti 2:1-21), Pietro dichiarò:“Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele.” Qual era lo scopo? Che la gente sapesse che il messaggio portato da Pietro e gli altri era il messaggio di Dio.
Il ministero di Gesù fu accompagnato da vari segni e prodigi. Qual era lo scopo dei Suoi miracoli? In Giovanni 10:37-38, Gesù stava rispondendo ai giudei che volevano lapidarLo per blasfemia, e disse disse: “Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi, ma se le faccio, anche se non credete a me, credete almeno alle opere, affinché conosciate e crediate che il Padre è in me e io in lui." Così come accadeva nell’Antico Testamento, il fine dei miracoli di Gesù è quello di confermare la mano di Dio sul Suo Messaggero.
Questo messaggio di salvezza fu illustrato da Paolo in 1 Corinzi 1:21-23: “è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci.” I segni hanno il loro proposito, ma sono un mezzo per un fine più grande: la salvezza delle anime mediante la predicazione del vangelo. In 1 Corinzi 14:22, Paolo afferma chiaramente che “le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti.” Dio usò segni miracolosi come il parlare in lingue, per convincere i non credenti che il messaggio di Cristo fosse vero, ma come mostra il resto del contesto, la cosa più importante era la chiara dichiarazione del messaggio del vangelo.
Una cosa spesso trascurata nei dibattiti riguardanti I segni e i miracoli è la loro tempistica e la loro collocazione nelle Scritture. Contrariamente alla credenza popolare, la gente in tempi biblici non vedeva miracoli in continuazione. In effetti, i miracoli della Bibbia sono generalmente raggruppati intorno ad eventi speciali dell’opera di Dio verso l’umanità. La liberazione di Israele dall’Egitto e l’entrata nella Terra Promessa furono accompagnate da molti prodigi, ma tali miracoli svanirono dopo poco. Durante gli ultimi anni del regno, poco prima di mandare il popolo in esilio, Dio permise ad alcuni dei Suoi profeti di fare miracoli. Quando Gesù venne a vivere tra di noi compì dei miracoli e all’inizio del ministero degli apostoli anche loro operarono dei miracoli, ma al di fuori di quei momenti, vediamo ben pochi prodigi o segni nella Bibbia. La maggioranza delle persone che vivevano in tempi biblici non aveva mai visto segni e prodigi con i propri occhi. Dovevano vivere mediante la fede in ciò che Dio aveva già rivelato loro.
Nella Prima Chiesa segni e prodigi erano principalmente centrati sulla presentazione del vangelo tra vari gruppi etnici. Leggiamo che nel giorno della Pentecoste c’erano “Giudei, uomini pii, da ogni nazione sotto il cielo” che dimoravano a Gerusalemme (Atti 2:5). Era a questi ebrei, che erano cresciuti in altre terre e parlavano lingue straniere (v. 6-11), che veniva dato il segno delle lingue. Questi riconoscevano di sentir parlare delle meravigliose opera di Dio nelle loro lingue d’origine, e Pietro disse loro che l’unica risposta appropriata era quella di pentirsi dei propri peccati (v. 38). Quando il vangelo fu presentato per la prima volta ai samaritani, Filippo operò segni e miracoli (Atti 8:13).
Ancora una volta, quando Pietro fu mandato da Cornelio, un gentile, Dio diede un segno miracoloso per confermare la Sua opera. “E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, rimasero meravigliati che il dono dello Spirito Santo fosse stato sparso anche sui gentili, perché li udivano parlare in altre lingue e magnificare Dio” (Atti 10:45-46). Quando gli altri apostoli interrogarono Pietro, egli diede questa come prova della guida di Dio, e gli altri “glorificavano Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche ai gentili per ottenere la vita!” (Atti 11:18).
In ognuno di questi casi, i doni-segno erano una conferma del messaggio e del messaggero di Dio, affinché la gente potesse ascoltare e credere. Una volta confermato il messaggio, i segni svanivano. In genere non abbiamo bisogno che tali segni vengano ripetuti nelle nostre vite, ma dobbiamo ricevere lo stesso messaggio del vangelo.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Cos’è la glossolalia?
La glossolalia, un fenomeno a volte definito come "dichiarazioni estatiche," è la pronuncia di suoni simili a un linguaggio, ma incomprensibili, mentre si è in stato di estasi. La glossolalia a volte viene confusa con la xenoglossia, che è il "dono delle lingue" biblico. Tuttavia, mentre la glossolalia è farneticare in un linguaggio che non esiste, la xenoglossia è l’abilità di parlare fluentemente una lingua che il parlante non ha mai imparato.
In aggiunta a ciò, mentre la xenoglossia non é una abilità innata o naturale, studi hanno mostrato che la glossolalia è un comportamento acquisito. La ricerca condotta dal Centro Medico Luterano dimostra che la glossolalia viene imparata facilmente con alcune semplici istruzioni. Analogamente, si è scoperto che alcuni studenti potevano manifestare la capacità di "parlare in lingue" anche in assenza di comportamenti simili ad uno stato di trance
o di stordimento. Un altro esperimento condotto su sessanta studenti ha dimostrato che dopo aver ascoltato esempi di un minuto di glossolalia, il 20 percento era in grado di imitarlo esattamente. Dopo un po’ di pratica, il 70 percento ci riusciva.In aggiunta a ciò, mentre la xenoglossia non é una abilità innata o naturale, studi hanno mostrato che la glossolalia è un comportamento acquisito. La ricerca condotta dal Centro Medico Luterano dimostra che la glossolalia viene imparata facilmente con alcune semplici istruzioni. Analogamente, si è scoperto che alcuni studenti potevano manifestare la capacità di "parlare in lingue" anche in assenza di comportamenti simili ad uno stato di trance
In quasi ogni parte del mondo, si può osservare la glossolalia. Le religioni pagane in tutto il mondo erano ossessionate dalle lingue. Queste includono gli sciamani del Sudan, il culto Shango della costa occidentale dell’Africa, il culto Zor in Etiopia, il culto Vudù ad Haiti e le popolazioni indigene dell’America del Sud e dell’Australia. Mormorare o farfugliare parole senza senso che sono considerate profonde visioni mistiche da parte di uomini santi è una pratica antica.
Ci sono basilarmente due aspetti della glossolalia. Il primo è parlare o mormorare con suoni simili al linguaggio. Praticamente tutti sono in grado di farlo; anche i bambini prima di imparare a parlare possono imitare il linguaggio vero, anche se in modo incomprensibile. Non c’è niente di straordinario in tutto ciò. L’altro aspetto della glossolalia è l’estasi o l’euforia, simile ad uno stato di trance. Non c’è niente di insolito neanche in questo aspetto, anche se è più difficile da fare intenzionalmente che emettere suoni linguistici.
Esistono cristiani, specialmente nel movimento pentecostale, che credono che ci sia una spiegazione sovrannaturale alla glossolalia simile a quella spiegata nel Nuovo testamento. Credono che lo scopo principale del dono delle lingue sia di manifestare lo Spirito Santo versato su di loro proprio come nel giorno della Pentecoste (Atti 2:4;6), profetizzato da Gioele (Atti 2:17).
Tra quelle chiese cristiane che sposano la pratica della glossolalia in un modo o nell’altro, non c’è comune accordo su come funzioni. Per esempio, alcuni sono categorici nel dire che è in effetti un dono dello Spirito Santo, mentre altri minimizzano la sua importanza, dicendo che Paolo ha insegnato che il dono di “parlare in lingue” non era neanche lontanamente importante come gli altri doni dello Spirito Santo (vedi 1 Corinzi 13). Inoltre, ci sono coloro che desiderano evitare di dividere la chiesa su tali problemi non parlandone del tutto o scartandola come una semplice esperienza psicologica. E poi ci sono coloro i quali riguardano la glossolalia come un inganno di Satana in persona.
In tutto il mondo si possono sentire e capire lingue esotiche, ma quelle definite “dichiarazioni estatiche” o “lingue” non si possono né sentire, né capire.
Quello che sentiamo è una profusione di esagerazione, affermazioni, confusione e rumore. Non possiamo semplicemente dichiarare, come al tempo della chiesa delle origini, che “ciascuno di noi li ode parlare nella propria lingua natìa” (Atti 2:8).
Per farla semplice, la pratica della glossolalia non è il dono biblico delle lingue. Paolo rese chiaro lo scopo principale del dono di parlare in lingue, che doveva essere un segno per i non credenti e per diffondere le buone notizie, il vangelo di Cristo (1 Corinzi 14:19, 22).
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Il movimento carismatico?
Il movimento carismatico è un movimento di rinnovamento cristiano interconfessionale ed è una delle forze più popolari e in crescita più rapida nel mondo cristiano di oggi. Le origini del movimento risalgono al) 1906, all’Azusa Street Mission di Los Angeles, in California, un Revival sponsorizzato dai metodisti. Fu lì che alcune persone affermarono di essere state “battezzate dallo Spirito Santo” così come viene riportato in Atti capitolo 2, durante la celebrazione della Pentecoste. In quell’evento, i credenti cominciarono a parlare in lingue e a operare miracoli di guarigione, risvegliando un fervore spirituale nelle persone. Le persone che frequentavano quegli incontri diffusero il loro entusiasmo in tutti gli Stati Uniti, e così cominciò il movimento Pentecostale/Carismatico.
All’inizio degli anni ’70 il movimento si diffuse in Europa e durante gli anni ’80 si espanse, con un crescente numero di nuove denominazioni emerse dallo stesso. Non è insolito vedere la sua influenza in molte altre denominazioni come battisti, episcopali, luterani e in chiese non-confessionali.
Il movimento prende il nome dalla parola greca charis, traslitterazione dal greco per “grazia,” e mata, che è la parola greca che significa “doni.” Charismata, allora, significa “doni di grazia.” Enfatizza la manifestazione dei doni dello Spirito Santo come segno della Sua presenza. Questi doni sono anche conosciuti come “carismi,” o doni spirituali che si presuppone diano a un individuo influenza o autorità su un grande numero di persone. I doni prominenti tra questi “carismi” sono: parlare in lingue e profetizzare. I carismatici sostengono che le manifestazioni dello Spirito Santo date ai membri della chiesa del primo secolo possono ancora essere sperimentate e praticate oggi.
Il movimento carismatico è maggiormente conosciuto per la sua accettazione del parlare in lingue (anche conosciuto come glossolalia), della guarigione divina e delle profezie come prove dello Spirito Santo. La maggior parte degli incontri sono caratterizzati dalla preghiera e da canti appassionati, danze, gridare “nello spirito,” oltre che alzare mani e braccia in preghiera. Inoltre, ungere i malati con olio è spesso parte della funzione religiosa. Queste sono le ragioni primarie della crescita del movimento e della sua popolarità. Anche se crescita e popolarità sono senza dubbio desiderabili, non possono essere usate come prova di verità.
La domanda rimane: il movimento carismatico è scritturale? Possiamo rispondere meglio alla domanda in questo modo: sappiamo che sin dalla creazione dell’umanità il progetto insidioso di Satana è stato quello di stendere un velo tra i figli di Dio e la Parola infallibile di Dio. Cominciò nel Giardino dell’Eden con il serpente che chiese ad Eva “Ha DIO veramente detto…?” (Genesi 3:1), facendo quindi sorgere il dubbio sull’autorità e sull’autenticità di quel che aveva detto Dio. Sin da quel giorno, egli continua ad attaccare l’infallibilità e l’autosufficienza della Bibbia. Senza dubbio, sappiamo che Satana ha intensificato il ritmo di questa strategia (1 Pietro 5:8).
Oggi, siamo testimoni di una crescente minaccia di attività demoniaca nel regno del miracoloso. Quando Satana non riesce a toglierci la Bibbia, lavora duro per allontanarci da essa. Lo fa semplicemente focalizzando l’attenzione dei cristiani verso dichiarazioni di esperienze sovrannaturali da parte di uomini e donne. Di conseguenza, coloro i quali cercano di provare quelle esperienze non hanno né il tempo né l’interesse di cercare la verità di Dio nelle Scritture.
È innegabile che Dio faccia miracoli. Qualcosa di ciò che avviene nel movimento carismatico potrebbe essere opera dello Spirito Santo. Tuttavia, la verità di fondo è questa: il Corpo di Cristo non ha bisogno di nuovi apostoli, né di nuovi guaritori nella fede, né di operatori di miracoli a modo loro. Ciò di cui ha bisogno la chiesa è di ritornare alla Parola di Dio e di proclamare l’intero consiglio di Dio nel potere e nell’amore dello Spirito Santo.
All’inizio degli anni ’70 il movimento si diffuse in Europa e durante gli anni ’80 si espanse, con un crescente numero di nuove denominazioni emerse dallo stesso. Non è insolito vedere la sua influenza in molte altre denominazioni come battisti, episcopali, luterani e in chiese non-confessionali.
Il movimento prende il nome dalla parola greca charis, traslitterazione dal greco per “grazia,” e mata, che è la parola greca che significa “doni.” Charismata, allora, significa “doni di grazia.” Enfatizza la manifestazione dei doni dello Spirito Santo come segno della Sua presenza. Questi doni sono anche conosciuti come “carismi,” o doni spirituali che si presuppone diano a un individuo influenza o autorità su un grande numero di persone. I doni prominenti tra questi “carismi” sono: parlare in lingue e profetizzare. I carismatici sostengono che le manifestazioni dello Spirito Santo date ai membri della chiesa del primo secolo possono ancora essere sperimentate e praticate oggi.
Il movimento carismatico è maggiormente conosciuto per la sua accettazione del parlare in lingue (anche conosciuto come glossolalia), della guarigione divina e delle profezie come prove dello Spirito Santo. La maggior parte degli incontri sono caratterizzati dalla preghiera e da canti appassionati, danze, gridare “nello spirito,” oltre che alzare mani e braccia in preghiera. Inoltre, ungere i malati con olio è spesso parte della funzione religiosa. Queste sono le ragioni primarie della crescita del movimento e della sua popolarità. Anche se crescita e popolarità sono senza dubbio desiderabili, non possono essere usate come prova di verità.
La domanda rimane: il movimento carismatico è scritturale? Possiamo rispondere meglio alla domanda in questo modo: sappiamo che sin dalla creazione dell’umanità il progetto insidioso di Satana è stato quello di stendere un velo tra i figli di Dio e la Parola infallibile di Dio. Cominciò nel Giardino dell’Eden con il serpente che chiese ad Eva “Ha DIO veramente detto…?” (Genesi 3:1), facendo quindi sorgere il dubbio sull’autorità e sull’autenticità di quel che aveva detto Dio. Sin da quel giorno, egli continua ad attaccare l’infallibilità e l’autosufficienza della Bibbia. Senza dubbio, sappiamo che Satana ha intensificato il ritmo di questa strategia (1 Pietro 5:8).
Oggi, siamo testimoni di una crescente minaccia di attività demoniaca nel regno del miracoloso. Quando Satana non riesce a toglierci la Bibbia, lavora duro per allontanarci da essa. Lo fa semplicemente focalizzando l’attenzione dei cristiani verso dichiarazioni di esperienze sovrannaturali da parte di uomini e donne. Di conseguenza, coloro i quali cercano di provare quelle esperienze non hanno né il tempo né l’interesse di cercare la verità di Dio nelle Scritture.
È innegabile che Dio faccia miracoli. Qualcosa di ciò che avviene nel movimento carismatico potrebbe essere opera dello Spirito Santo. Tuttavia, la verità di fondo è questa: il Corpo di Cristo non ha bisogno di nuovi apostoli, né di nuovi guaritori nella fede, né di operatori di miracoli a modo loro. Ciò di cui ha bisogno la chiesa è di ritornare alla Parola di Dio e di proclamare l’intero consiglio di Dio nel potere e nell’amore dello Spirito Santo.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
Il cessazionismo è biblico?
Il cessazionismo è quella visione secondo la quale i “doni miracolosi” delle lingue e della guarigione sono cessati— e secondo cui la fine dell’era apostolica ha portato anche alla cessazione dei miracoli associati ad essa.
La maggior parte dei cessazionisti crede che mentre Dio può e compie ancora oggi miracoli, lo Spirito Santo non usa più delle persone per eseguire segni miracolosi.Le fonti bibliche mostrano che i miracoli avvennero durante periodi particolari allo scopo specifico di convalidare il nuovo messaggio di Dio. Mosè aveva ricevuto la capacità di fare miracoli per avvalorare il suo ministero al cospetto del Faraone (Esodo 4:1-8). A Elia erano stati concessi miracoli per convalidare il suo ministero davanti ad Ahab (1 Re 17:1; 18:24). Agli apostoli erano stati concessi miracoli per convalidare il loro ministero davanti ad Israele (Atti 4:10, 16).
Il ministero di Gesù era anche contrassegnato da miracoli, che l’apostolo Giovanni chiama “segni” (Giovanni 2:11). Il punto che vuole evidenziare Giovanni è che i miracoli erano dimostrazioni dell’autenticità del messaggio di Gesù.
Dopo la resurrezione di Gesù, mentre la Chiesa veniva stabilita e il Nuovo Testamento veniva scritto, gli apostoli dimostrarono “segni” come il parlare in lingue e il potere di guarire. “Pertanto le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti, mentre la profezia non è per i non credenti, ma per i credenti.” (1 Corinzi 14:22, un versetto che dice chiaramente che il dono non era mai stato designato per l’edificazione della chiesa).
L’apostolo Paolo predisse che il dono delle lingue sarebbe cessato (1 Corinzi 13:8).
Ed ecco cinque prove che è già cessato:
1) Gli apostoli, ai quali venne dato il dono delle lingue, erano unici nella storia della chiesa. Una volta finito il loro ministero, il bisogno di convalidare i segni cessò di esistere.
2) I doni miracolosi (o segni) vengono solo menzionati nelle prime epistole, come 1 Corinzi. I libri successivi, come le epistole agli Efesini e ai Romani, contengono passaggi dettagliati sui doni dello Spirito, ma i segni miracolosi non vengono menzionati, nonostante in Romani si menzioni il dono della profezia. La parola greca tradotta “profezia” significa “parlare innanzi” e non include necessariamente la previsione del futuro.
3) Il dono delle lingue era un segno per l’incredulo Israele che la salvezza di Dio era adesso disponibile ad altre nazioni. Vedi 1 Corinzi 14:21-22 e Isaia 28:11-12.
4) Le lingue erano un dono di profezia inferiore (predicare). Predicare la Parola di Dio edifica i credenti, mentre le lingue non lo fanno. Ai credenti viene detto di cercare di profetizzare anziché parlare in lingue (1 Corinzi 14:1-3).
5) La storia indica che le lingue cessarono. Le lingue non sono menzionate per niente dai Padri post-apostolici. Altri scrittori come Giustino il Martire, Origene, Crisostomo ed Agostino consideravano le lingue qualcosa che era avvenuta solo nei primi giorni della Chiesa.
L’osservazione attuale conferma che il miracolo delle lingue sia cessato. Se il dono fosse disponibile ancora oggi, i missionari non avrebbero bisogno di frequentare scuole di lingue. I missionari sarebbero in grado di recarsi in qualsiasi nazione e parlare qualunque lingua fluentemente, proprio come erano in grado di fare gli apostoli in Atti 2. Per il dono miracoloso della guarigione, vediamo nella Scrittura che esso era associato al ministero di Gesù e degli apostoli (Luca 9:1-2). Vediamo inoltre che quando l’era degli apostoli stava per finire, la guarigione, come le lingue, divenne meno frequente. L’apostolo Paolo, che fece ritornare dai morti Eutico (Atti 20:9-12), non guarì Epafrodito (Filippesi 2:25-27), Trofimo (2 Timoteo 4:20), Timoteo (1 Timoteo 5:23), o persino se stesso (2 Corinzi 12:7-9). Le ragioni del fallimento nelle guarigioni da parte di Paolo sono 1) il dono non era inteso per far guarire ogni cristiano, ma per convalidare gli apostoli; e 2) l’autorità degli apostoli era stata sufficientemente provata, rendendo ulteriori miracoli non necessari.
Le ragioni affermate sopra sono evidenza per il cessazionismo. Secondo 1 Corinzi 13:13-14:1, faremmo bene a “desiderare l’amore,” il dono più grande di tutti. Se proprio desideriamo dei doni, dovremmo desiderare di profetizzare la Parola di Dio, affinché tutti possano essere edificati.
1) Gli apostoli, ai quali venne dato il dono delle lingue, erano unici nella storia della chiesa. Una volta finito il loro ministero, il bisogno di convalidare i segni cessò di esistere.
2) I doni miracolosi (o segni) vengono solo menzionati nelle prime epistole, come 1 Corinzi. I libri successivi, come le epistole agli Efesini e ai Romani, contengono passaggi dettagliati sui doni dello Spirito, ma i segni miracolosi non vengono menzionati, nonostante in Romani si menzioni il dono della profezia. La parola greca tradotta “profezia” significa “parlare innanzi” e non include necessariamente la previsione del futuro.
3) Il dono delle lingue era un segno per l’incredulo Israele che la salvezza di Dio era adesso disponibile ad altre nazioni. Vedi 1 Corinzi 14:21-22 e Isaia 28:11-12.
4) Le lingue erano un dono di profezia inferiore (predicare). Predicare la Parola di Dio edifica i credenti, mentre le lingue non lo fanno. Ai credenti viene detto di cercare di profetizzare anziché parlare in lingue (1 Corinzi 14:1-3).
5) La storia indica che le lingue cessarono. Le lingue non sono menzionate per niente dai Padri post-apostolici. Altri scrittori come Giustino il Martire, Origene, Crisostomo ed Agostino consideravano le lingue qualcosa che era avvenuta solo nei primi giorni della Chiesa.
L’osservazione attuale conferma che il miracolo delle lingue sia cessato. Se il dono fosse disponibile ancora oggi, i missionari non avrebbero bisogno di frequentare scuole di lingue. I missionari sarebbero in grado di recarsi in qualsiasi nazione e parlare qualunque lingua fluentemente, proprio come erano in grado di fare gli apostoli in Atti 2. Per il dono miracoloso della guarigione, vediamo nella Scrittura che esso era associato al ministero di Gesù e degli apostoli (Luca 9:1-2). Vediamo inoltre che quando l’era degli apostoli stava per finire, la guarigione, come le lingue, divenne meno frequente. L’apostolo Paolo, che fece ritornare dai morti Eutico (Atti 20:9-12), non guarì Epafrodito (Filippesi 2:25-27), Trofimo (2 Timoteo 4:20), Timoteo (1 Timoteo 5:23), o persino se stesso (2 Corinzi 12:7-9). Le ragioni del fallimento nelle guarigioni da parte di Paolo sono 1) il dono non era inteso per far guarire ogni cristiano, ma per convalidare gli apostoli; e 2) l’autorità degli apostoli era stata sufficientemente provata, rendendo ulteriori miracoli non necessari.
Le ragioni affermate sopra sono evidenza per il cessazionismo. Secondo 1 Corinzi 13:13-14:1, faremmo bene a “desiderare l’amore,” il dono più grande di tutti. Se proprio desideriamo dei doni, dovremmo desiderare di profetizzare la Parola di Dio, affinché tutti possano essere edificati.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
In cosa consiste il dono spirituale del discernere gli spiriti?
Il dono di discernere gli spiriti, o di "distinguere" gli spiriti, è uno dei doni dello Spirito Santo descritti in 1 Corinzi 12:4-11. Come tutti gli altri, il dono di discernere gli spiriti viene concesso dallo Spirito Santo, il Quale diffonde questi doni ai credenti per il servizio nel corpo di Cristo. Ogni credente è abilitato spiritualmente ad un tipo di servizio specifico, ma non possiamo scegliere da soli quale assumere.
Lo Spirito distribuisce i doni spirituali secondo la sovranità di Dio, in base al Suo disegno di edificazione del corpo di Cristo. Egli concede i Suoi doni "come vuole" (1 Corinzi 12:11).
Quando parliamo del dono di discernere gli spiriti, ogni credente rinato ha una certa quantità di discernimento, la quale aumenta quando il credente stesso matura nello Spirito. In Ebrei 5:13-14 leggiamo che un credente maturo, che non beve più il latte della Parola come un neonato in Cristo, è in grado di discernere sia il bene che il male. Attraverso le Scritture, il credente maturo riceve dallo Spirito di Dio il potere di vedere la differenza tra il bene ed il male e, oltre a ciò, egli può anche distinguere tra ciò che è buono e ciò che è migliore. In altre parole, ogni credente rinato che decide di concentrarsi sulla Parola di Dio, sta discernendo spiritualmente.
Tuttavia, alcuni credenti possiedono il dono spirituale di discernere gli spiriti, ovvero l'abilità data da Dio di distinguere tra la verità della Parola e le dottrine ingannatrici diffuse dai demoni. Veniamo tutti esortati a discernere spiritualmente (Atti 17:11; 1 Giovanni 4:1), ma alcuni credenti nel corpo di Cristo hanno ricevuto l'abilità unica di identificare i "falsi" dottrinali che hanno afflitto la Chiesa sin dal primo secolo. Il discernimento non ha a che fare con rivelazioni mistiche extra bibliche o con il fatto di sentire una voce proveniente da Dio. Piuttosto, chi discerne spiritualmente, conosce così bene la Parola di Dio da identificare immediatamente ciò che è contrario ad Essa. Chi possiede questo dono non riceve messaggi speciali da parte di Dio; usa la Parola di Dio per "provare gli spiriti" e vedere quali si allineano con Dio e quali sono in opposizione a Lui. Colui il quale discerne spiritualmente è diligente, affinché "esponga rettamente" (2 Timoteo 2:15) la Parola della verità.
Esiste una varietà di doni per l'edificazione del corpo di Cristo, e tali diversità sono intese per l'edificazione di quel corpo nella Sua interezza (Efesini 4:12). Il successo di tale corpo dipende dal fatto che tutte le Sue parti portino fedelmente a compimento i loro compiti, così come Dio gli ha permesso di fare. Nessun dono spirituale dovrebbe essere usato per dominare gli altri o per esigere un'unzione speciale da parte di Dio. Piuttosto, l'amore di Dio deve guidarci ad usare i doni spirituali per edificarci l'un l'altro nel Signore.
In cosa consiste il dono spirituale dell'interpretazione delle lingue?
Insieme al dono di parlare in lingue, nella prima lettera ai Corinzi (1 Corinzi 12:10) viene menzionato un altro dono spirituale: quello dell'interpretazione delle lingue. Il dono dell'interpretazione delle lingue è l'abilità di tradurre una lingua straniera in quella degli ascoltatori.
Quando parliamo del dono di discernere gli spiriti, ogni credente rinato ha una certa quantità di discernimento, la quale aumenta quando il credente stesso matura nello Spirito. In Ebrei 5:13-14 leggiamo che un credente maturo, che non beve più il latte della Parola come un neonato in Cristo, è in grado di discernere sia il bene che il male. Attraverso le Scritture, il credente maturo riceve dallo Spirito di Dio il potere di vedere la differenza tra il bene ed il male e, oltre a ciò, egli può anche distinguere tra ciò che è buono e ciò che è migliore. In altre parole, ogni credente rinato che decide di concentrarsi sulla Parola di Dio, sta discernendo spiritualmente.
Tuttavia, alcuni credenti possiedono il dono spirituale di discernere gli spiriti, ovvero l'abilità data da Dio di distinguere tra la verità della Parola e le dottrine ingannatrici diffuse dai demoni. Veniamo tutti esortati a discernere spiritualmente (Atti 17:11; 1 Giovanni 4:1), ma alcuni credenti nel corpo di Cristo hanno ricevuto l'abilità unica di identificare i "falsi" dottrinali che hanno afflitto la Chiesa sin dal primo secolo. Il discernimento non ha a che fare con rivelazioni mistiche extra bibliche o con il fatto di sentire una voce proveniente da Dio. Piuttosto, chi discerne spiritualmente, conosce così bene la Parola di Dio da identificare immediatamente ciò che è contrario ad Essa. Chi possiede questo dono non riceve messaggi speciali da parte di Dio; usa la Parola di Dio per "provare gli spiriti" e vedere quali si allineano con Dio e quali sono in opposizione a Lui. Colui il quale discerne spiritualmente è diligente, affinché "esponga rettamente" (2 Timoteo 2:15) la Parola della verità.
Esiste una varietà di doni per l'edificazione del corpo di Cristo, e tali diversità sono intese per l'edificazione di quel corpo nella Sua interezza (Efesini 4:12). Il successo di tale corpo dipende dal fatto che tutte le Sue parti portino fedelmente a compimento i loro compiti, così come Dio gli ha permesso di fare. Nessun dono spirituale dovrebbe essere usato per dominare gli altri o per esigere un'unzione speciale da parte di Dio. Piuttosto, l'amore di Dio deve guidarci ad usare i doni spirituali per edificarci l'un l'altro nel Signore.
In cosa consiste il dono spirituale dell'interpretazione delle lingue?
Insieme al dono di parlare in lingue, nella prima lettera ai Corinzi (1 Corinzi 12:10) viene menzionato un altro dono spirituale: quello dell'interpretazione delle lingue. Il dono dell'interpretazione delle lingue è l'abilità di tradurre una lingua straniera in quella degli ascoltatori.
Il dono dell'interpretazione delle lingue è un dono separato, ma sembra essere stato usato in combinazione con il dono di parlare in lingue.
Il dono delle lingue era l'abilità sovrannaturale di parlare una lingua straniera che il parlante non aveva mai imparato. Vediamo questo dono in azione negli Atti 2:4–12, quando gli ebrei a Gerusalemme sentirono il Vangelo predicato in una grande varietà di lingue. Una persona con il dono dell'interpretazione delle lingue, allora, riusciva a capire le parole di uno straniero anche se non ne conosceva la lingua. Questa mancanza di conoscenza precedente di una lingua è ciò che distingue il dono spirituale dal dono naturale di chi è portato per le lingue e ne parla un certo numero. L'interprete ascoltava il parlante di una certa lingua e successivamente comunicava il suo messaggio a chiunque fosse presente e non lo capisse. Lo scopo fondamentale era quello di permettere a tutti di capire e trarre beneficio dalla verità della quale si parlava. Secondo l'apostolo Paolo, ed in accordo con la descrizione degli Atti, il dono delle lingue aveva lo scopo di comunicare il messaggio di Dio direttamente ad un'altra persona nella sua lingua madre. Naturalmente, se gli uomini presenti non fossero stati in grado di capire quella lingua, si sarebbe trattato di uno sforzo inutile, ed è questo che rendeva l'interprete di lingue, o il traduttore di lingue, necessario. Il suo scopo era l'edificazione della chiesa (1 Corinzi 14:5, 12).
Uno dei problemi della Chiesa di Corinto era che i parlanti in lingue esercitavano i loro doni durante il servizio religioso, senza interprete e senza nessuno dei presenti che parlasse quella lingua. Il risultato fu che i parlanti in lingue non facevano altro che attirare l'attenzione verso di sé con parole prive di senso, poiché nessuno le capiva. Paolo raccomandò vivamente che l'uso delle lingue in chiesa venisse limitato ai casi in cui sarebbe stato possibile interpretarle: "Ma nell'assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole in altra lingua" (1 Corinzi 14:19). Gli altri membri della chiesa non avrebbero tratto alcun beneficio dall'ascoltare qualcosa che non riuscivano a capire. Esercitare il dono delle lingue in chiesa, semplicemente per il piacere di mostrarlo a tutti, era presuntuoso ed improduttivo. Paolo disse ai corinzi che, nel caso in cui due o tre parlanti di lingue avessero voluto parlare durante un incontro, allora sarebbe dovuto essere presente anche un interprete. Infatti, "se non vi è chi interpreti, si taccia nella chiesa chi parla in altra lingua, ma parli a se stesso e a Dio" (1 Corinzi 14:28).
La natura temporanea del dono delle lingue implica che anche il dono dell'interpretazione delle stesse fosse di natura temporale.
Se il dono di parlare le lingue fosse ancora attivo nella Chiesa di oggi, verrebbe eseguito in accordo con la Scrittura. Sarebbe una lingua reale ed intelligibile (1 Corinzi 14:10). Avrebbe lo scopo di comunicare la Parola di Dio ad uno straniero (Atti 2:6–12), e verrebbe fatta "con decoro e con ordine" (1 Corinzi 14:40), "perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace; e cosí si fà in tutte le chiese dei santi" (1 Corinzi 14:33).Il dono delle lingue era l'abilità sovrannaturale di parlare una lingua straniera che il parlante non aveva mai imparato. Vediamo questo dono in azione negli Atti 2:4–12, quando gli ebrei a Gerusalemme sentirono il Vangelo predicato in una grande varietà di lingue. Una persona con il dono dell'interpretazione delle lingue, allora, riusciva a capire le parole di uno straniero anche se non ne conosceva la lingua. Questa mancanza di conoscenza precedente di una lingua è ciò che distingue il dono spirituale dal dono naturale di chi è portato per le lingue e ne parla un certo numero. L'interprete ascoltava il parlante di una certa lingua e successivamente comunicava il suo messaggio a chiunque fosse presente e non lo capisse. Lo scopo fondamentale era quello di permettere a tutti di capire e trarre beneficio dalla verità della quale si parlava. Secondo l'apostolo Paolo, ed in accordo con la descrizione degli Atti, il dono delle lingue aveva lo scopo di comunicare il messaggio di Dio direttamente ad un'altra persona nella sua lingua madre. Naturalmente, se gli uomini presenti non fossero stati in grado di capire quella lingua, si sarebbe trattato di uno sforzo inutile, ed è questo che rendeva l'interprete di lingue, o il traduttore di lingue, necessario. Il suo scopo era l'edificazione della chiesa (1 Corinzi 14:5, 12).
Uno dei problemi della Chiesa di Corinto era che i parlanti in lingue esercitavano i loro doni durante il servizio religioso, senza interprete e senza nessuno dei presenti che parlasse quella lingua. Il risultato fu che i parlanti in lingue non facevano altro che attirare l'attenzione verso di sé con parole prive di senso, poiché nessuno le capiva. Paolo raccomandò vivamente che l'uso delle lingue in chiesa venisse limitato ai casi in cui sarebbe stato possibile interpretarle: "Ma nell'assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole in altra lingua" (1 Corinzi 14:19). Gli altri membri della chiesa non avrebbero tratto alcun beneficio dall'ascoltare qualcosa che non riuscivano a capire. Esercitare il dono delle lingue in chiesa, semplicemente per il piacere di mostrarlo a tutti, era presuntuoso ed improduttivo. Paolo disse ai corinzi che, nel caso in cui due o tre parlanti di lingue avessero voluto parlare durante un incontro, allora sarebbe dovuto essere presente anche un interprete. Infatti, "se non vi è chi interpreti, si taccia nella chiesa chi parla in altra lingua, ma parli a se stesso e a Dio" (1 Corinzi 14:28).
La natura temporanea del dono delle lingue implica che anche il dono dell'interpretazione delle stesse fosse di natura temporale.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio
Lo Spirito Santo
In cosa consiste il dono spirituale dell'incoraggiamento?
Il dono spirituale dell'incoraggiamento o dell'esortazione si trova nella lista dei doni stilata da Paolo nella Lettera ai Romani 12:7–8. La parola tradotta "incoraggiamento" o "esortazione" è la parola greca paraklésis, relazionata alla parola paraclete. Paraklésis significa essenzialmente "una chiamata al lato di qualcuno."
Paraklésis comporta l'idea di affiancarsi a qualcuno per "esortare," "sollecitare," "incoraggiare," "dare gioia" e "consolare". Tutte queste azioni costituiscono il dono spirituale dell'incoraggiamento. Per esempio, Paolo spesso sollecitò ed esortò i suoi lettori a reagire a qualcosa che aveva scritto. Un buon esempio è riportato nella Lettera ai Romani 12:1–2, in cui Paolo sollecita i romani a presentare i loro corpi a Dio come sacrificio vivente. Facendo ciò, avrebbero conosciuto e capito la Sua volontà.
È interessante notare che, mentre Gesù conversava con i Suoi discepoli nella notte del Suo arresto, Egli parlò dello Spirito Santo come dell'"aiutante" o del "Consolatore" (Giovanni 14:16, 26; 15:26), pertanto, a volte ci si riferisce allo Spirito Santo come il "Paraclete," Colui il Quale si affianca a noi per esortarci ed incoraggiarci.
Una persona con il dono spirituale dell'incoraggiamento può usare il suo dono sia in pubblico che nella sfera privata. Questo dono è utile per consigliare, disciplinare, guidare e predicare. Il corpo di Cristo è edificato nella fede, come risultato del ministero di coloro i quali possiedono il dono spirituale dell'incoraggiamento.
Il dono spirituale dell'incoraggiamento o dell'esortazione differisce dal dono dell'insegnamento in quanto l'esortazione si concentra sull'applicazione pratica della Bibbia. Mentre una persona con il dono dell'insegnamento si concentra sul significato e sul contenuto della Parola,
quello con il dono spirituale dell'incoraggiamento si concentra sull'applicazione pratica della stessa. Si può relazionare con gli altri, in gruppo e singolarmente, con comprensione ed empatia, esercitando una guida positiva. L'insegnamento dice: "questa è la strada da seguire". L'incoraggiamento dice: "ti aiuterò a percorrere quella strada." Una persona con il dono spirituale dell'incoraggiamento può aiutarne un'altra ad abbandonare il pessimismo e ad abbracciare l'ottimismo.Paraklésis comporta l'idea di affiancarsi a qualcuno per "esortare," "sollecitare," "incoraggiare," "dare gioia" e "consolare". Tutte queste azioni costituiscono il dono spirituale dell'incoraggiamento. Per esempio, Paolo spesso sollecitò ed esortò i suoi lettori a reagire a qualcosa che aveva scritto. Un buon esempio è riportato nella Lettera ai Romani 12:1–2, in cui Paolo sollecita i romani a presentare i loro corpi a Dio come sacrificio vivente. Facendo ciò, avrebbero conosciuto e capito la Sua volontà.
È interessante notare che, mentre Gesù conversava con i Suoi discepoli nella notte del Suo arresto, Egli parlò dello Spirito Santo come dell'"aiutante" o del "Consolatore" (Giovanni 14:16, 26; 15:26), pertanto, a volte ci si riferisce allo Spirito Santo come il "Paraclete," Colui il Quale si affianca a noi per esortarci ed incoraggiarci.
Una persona con il dono spirituale dell'incoraggiamento può usare il suo dono sia in pubblico che nella sfera privata. Questo dono è utile per consigliare, disciplinare, guidare e predicare. Il corpo di Cristo è edificato nella fede, come risultato del ministero di coloro i quali possiedono il dono spirituale dell'incoraggiamento.
Il dono spirituale dell'incoraggiamento o dell'esortazione differisce dal dono dell'insegnamento in quanto l'esortazione si concentra sull'applicazione pratica della Bibbia. Mentre una persona con il dono dell'insegnamento si concentra sul significato e sul contenuto della Parola,
Probabilmente il miglior esempio biblico di un uomo che possiede il dono spirituale dell'incoraggiamento è Barnaba. Il suo vero nome era Giuseppe, ma gli apostoli lo chiamavano "Barnaba," che significa "figlio di consolazione" (Atti 4:36). Negli Atti 9:27 vediamo come Barnaba si affianca a Paolo, recentemente convertito, e lo presenta ad una Chiesa diffidente. Negli Atti 13:43, Barnaba incoraggia i credenti a continuare nella grazia di Dio. Negli Atti 15:36–41, Barnaba sceglie Giovanni Marco come compagno di ministero, nonostante Marco avesse disertato in una precedente impresa missionaria. In altre parole, Barnaba diede a Marco una seconda opportunità. Lungo tutto il corso del ministero di Barnaba, egli mostrò il dono spirituale dell'incoraggiamento, chiamando gli altri al suo fianco per aiutarli, consolarli ed incoraggiarli a diventare servi di Cristo più efficaci.
Dio vi benedica
Giorgio Apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio